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\\ Enciclopedia Medica : Articolo
Ovaio policistico.
Di dr.ssa Anna Carderi (del 19/11/2013 @ 17:35:26, in Lettera O, visto n. 977 volte)


Propriamente detto policistosi ovarica, è una affezione endocrina e metabolica che colpisce in tutto il mondo il 5-10 per cento della popolazione femminile ed è pertanto il disordine ginecologico più comune delle donne in età riproduttiva. È la causa più frequente di infertilità femminile. L'espressione sintomatologica di questa sindrome è molto variabile. Alcuni sintomi e segni comuni della sindrome sono: -Alterazioni del ciclo mestruale, per esempio oligomenorrea (ciclo di durata superiore a 35 giorni) e l’amenorrea (assenza di mestruazioni); -Infertilità femminile, che si verifica nella maggior parte dei casi a causa dell’anovulazione cronica; -Alopecia androgenica, ossia perdita dei capelli tipica del sesso maschile; -Acne, pelle unta e dermatite seborroica; -Acanthosis nigricans, ovvero la presenza di macchie scure sulla pelle; -Molluschi penduli (fibromi molli); Prolungati periodi di sindrome premestruale, con sintomi come gonfiore addominale, sbalzi di umore, dolore alla zona pelvica, mal di schiena; -Apnea nel sonno; -Elevati livelli nel sangue di ormoni maschili (androgeni), nello specifico testosterone, androstenedione e DHEAS, che causano irsutismo e talvolta mascolinizzazione; -Obesità centrale, ossia obesità che si concentra nella metà inferiore del torace, dando al tronco la caratteristica forma a mela; -Cisti multiple nella zona sottocorticale delle ovaie, che ad un esame ecografico possono rassomigliare ad una collana di perle; -Ingrossamento delle ovaie a causa delle cisti (le ovaie possono raggiungere dimensioni da 1.5 a 3 volte maggiori della norma); -Superficie ovarica spessa, liscia, color perlaceo; -Rapporto tra livelli di LH (ormone luteinizzante) e FSH (ormone stimolatore del follicolo) maggiore di 2.5, quando vengono misurati al terzo giorno del ciclo mestruale; -Bassi livelli di SHBG (globulina che trasporta gli ormoni sessuali); -Iperinsulinemia per aumentata resistenza all'insulina dei tessuti periferici e conseguente ridotta tolleranza glucidica. Le donne che soffrono di questa sindrome corrono il rischio di: -Iperplasia e carcinoma dell'endometrio (tessuto di rivestimento interno dell'utero): vi è un'iperstimolazione prolungata delle cellule endometriali da parte degli estrogeni, a causa del loro eccesso e della carenza di progesterone,che normalmente controbilancia tale azione proliferativa. Si può avere perciò un ispessimento del rivestimento uterino che, alla lunga, può sfociare nella neoplasia; -Insulino-resistenza o diabete mellito, che sono conseguenze dell'iperinsulinemia; -Ipertensione; -Disturbi del metabolismo lipidico (prevalentemente dislipidemia); -Malattie cardiovascolari. Non tutte le donne affette da PCOS hanno ovaie policistiche (PCO), ed è altrettanto vero che non tutte le donne con cisti ovariche sono affette da PCOS; sebbene un'ecografia pelvica sia uno strumento diagnostico fondamentale, non è il solo. La diagnosi può essere difficoltosa, soprattutto per la notevole variabilità di sintomi (e questo conferma il perché si parla di sindrome e non di malattia). Procedure diagnostiche standard: -Riscontro anamnestico di obesità, irsutismo, ed assenza di sviluppo mammario. Studi clinici hanno mostrato che i seguenti quattro quesiti possono consentire di diagnosticare la PCOS con una sensibilità del 77,1% (95% CI 62,7%–88,0%) ed una specificità del 93,8% (95% CI 82,8%–98,7%). Ecografia pelvica alla ricerca di cisti ovariche. Queste sono il risultato della mancata ovulazione, e riflettono i disordini mestruali tipici di tale condizione. Nella mestruazione fisiologica un follicolo dominante viene selezionato ad ogni ciclo mestruale e dopo l'ovulazione, esso collassa e scompare. Nella PCOS, la mancata ovulazione porta il follicolo a rimanere nelle ovaie per molti mesi. Si possono trovare 10 o più follicoli per ovaio che possono assumere l'aspetto ecografico di una "collana di perle". Anche le dimensioni dei follicoli sono da 1,5 a 3 volte più grandi rispetto a quelli normali. Elevati livelli sierici di androgeni incluso il DHEAS ed il testosterone: il dosaggio del testosterone libero è una metodica più specifica (cioè riduce il numero dei falsi positivi) rispetto a quello del testosterone totale; il free androgen index è spesso utilizzato come sostituto. Altre analisi ematiche sono molto utili nella PCOS. Il rapporto LH/FSH è maggiore di 1, al 3º giorno del ciclo mestruale. Tale pattern non è però molto specifico ed è presente in meno del 50% in uno studio.[2] Spesso vi sono bassi livelli di globulina che lega gli ormoni sessuali (SHBG). Procedure diagnostiche aggiuntive (da applicare in casi selezionati): Chirurgia laparoscopica: rivela un ovaio translucido, liscio, di volume aumentato (questa procedura serve ad eseguire dei prelievi bioptici del tessuto ovarico, cosa che non si effettua di routine nella PCOS). Procedure diagnostiche per le condizioni associate di rischio. Profilo lipidico ed analisi ematiche a digiuno test di tolleranza del glucosio a 2 ore dalla somministrazione orale di glucosio (OGTT) nelle pazienti con fattori di rischio (obesità, storia familiare, storia di diabete gestazionale): questi possono mostrare un'alterata tolleranza glucidica (insulinoresistenza) nel 15-30% of delle donne con PCOS. Un diabete franco può essere riscontrato nel 65–68% delle donne affette da questa sindrome. Esclusione di altre endocrinopatie mediante dosaggi ormonali: -Prolattina per escludere iperprolattinemia TSH per escludere un ipotiroidismo 17-idrossiprogesterone per escludere il deficit di 21-alfa idrossilasi. È importante condurre una diagnostica differenziale per la CAH (iperplasia cortico surrenalica congenita), iperprolattinemia ed altri disfunzioni pituitarie/ipotalamiche e surrenali. La terapia deve tendere a rompere il circolo vizioso dell'anovulazione cronica. Si basa pertanto su: -correzione dello stile di vita mediante dieta e attività fisica. La conseguente perdita di peso e la riduzione della massa adiposa comporta un miglioramento dell'insulinoresistenza, una minor produzione periferica di androgeni e una minore trasformazione di questi ultimi in estrogeni. Spesso la sola attività fisica, associata ad adeguate misure dietetiche, stimola la crescita dei follicoli e il ripristino spontaneo dell'ovulazione. diminuzione della secrezione androgenica ovarica (resezione ovarica cuneiforme o contraccezione orale) aumento della produzione di FSH (p.e. terapia con clomifene) miglioramento del microambiente periovarico (miglioramento della condizione di resistenza insulinica tramite metformina) supplementazione vitaminica con acido folico come adiuvante in associazione a metformina e non

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