Quando lo stato vegetativo non è permanente

La stimolazione del nervo vago sembra funzionare

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Keywords | cervello, vegetativo, cerebrale,

Un risultato eccezionale quello ottenuto da un team dell’Istituto di scienze cognitive di Lione guidato da Angela Sirigu. Un uomo di 35 anni, in condizioni di stato vegetativo da 15, ha recuperato uno stato minimo di coscienza grazie a una tecnica di stimolazione del nervo vago.
Ne rendono conto i ricercatori francesi sulle pagine di Current Biology. Lo studio dimostra la possibilità di recuperare almeno parzialmente la coscienza anche dopo 10 anni di stato vegetativo, considerato finora irreversibile.
Gli scienziati si sono serviti di un pacemaker nel torace del paziente per stimolare il nervo vago. Una tecnica già utilizzata ad esempio per il trattamento di alcune forme di epilessia.
Dopo alcune stimolazioni, l’uomo ha recuperato uno stato minimo di coscienza, riuscendo a muovere occhi e testa a comando, a seguire gli oggetti con lo sguardo e a rispondere agli stimoli esterni.
Anche l’elettroencefalogramma ha registrato segni di attività neurale dopo 15 anni di silenzio totale. Grazie alla Pet, inoltre, i ricercatori hanno osservato la comparsa di nuove connessioni nervose, segno evidente delle capacità plastiche del cervello. Ora il team cercherà di riprodurre i risultati su un numero ampio di pazienti in stato vegetativo.
Quello francese in realtà non è l’unico caso di recupero, seppur parziale, da uno stato vegetativo permanente.
La vita di Giorgio Grena, ad esempio, si era fermata il 15 maggio del 2010. Vittima di un terribile incidente stradale, il ragazzo era entrato in coma, in quella condizione tristemente nota con l'espressione “stato vegetativo permanente”.
Eppure nel caso di Giorgio questa condizione non si è rivelata permanente. Trasferito a casa dopo qualche mese, il ragazzo pian piano ha ricominciato a dare segni evidenti di un ritorno della propria coscienza.
L'affetto dei familiari insieme alle terapie di supporto come la musicoterapia, la logopedia e la riabilitazione hanno prodotto un piccolo miracolo, il “risveglio” del giovane paziente. Giorgio ha ricominciato a parlare anche se con difficoltà, e risponde alle domande che gli vengono poste.
L'eccezionale caso è stato presentato nel corso dell'annuale incontro sulle cure per la riabilitazione organizzato dall'Associazione Genesis per il recupero dell’handicap da trauma cranico, che dal 1989 afferisce alla Casa di Cura Quarenghi e si batte per tutelare la dignità e i diritti delle persone in stato vegetativo e di minima coscienza.
Il fondatore dell'associazione, il neurologo Gian Pietro Salvi, spiega: «Quello di Giorgio è uno dei rarissimi casi di risveglio spontaneo. Se ne contano una quindicina in tutto il mondo. Oltretutto, a lui non sono mai stati somministrati farmaci stimolanti un recupero della coscienza. Ma tengo a sottolineare che il convegno ha voluto raccontare una storia e non un caso clinico. Esponiamo i fatti, a ognuno poi il compito di trarre le proprie conclusioni».
Del resto, lo stato vegetativo non preclude la possibilità che esistano segnali attivi di coscienza nei pazienti. A dirlo è una ricerca condotta dalla Cambridge University e pubblicata su Plos Computational Biology.
La convinzione secondo cui chi si trova in stato vegetativo non ha alcuna coscienza del mondo che lo circonda non è del tutto fondata. In alcuni pazienti infatti esisterebbero precisi segnali che dimostrano la persistenza di un certo livello di coscienza, anche nell'impossibilità di comunicare.
I ricercatori di Cambridge hanno esaminato 13 pazienti in stato vegetativo attraverso la mappatura dell'attività elettrica dei nervi con una rete di elettrodi applicati sulla testa. In questo modo, hanno potuto registrare i modelli e le connessioni elettriche, confrontate poi con quelli dei volontari sani.
Dai risultati è emerso che 4 dei 13 pazienti mostrano una sorta di “firma elettrica” simile a quella che si osserva nei volontari sani.
Il coordinatore dello studio Srivas Chennu spiega: «Questo suggerisce che alcune reti cerebrali che supportano la coscienza di adulti sani possono essere ben conservate in un certo numero di persone in stato vegetativo persistente».
Nella seconda fase dell'esperimento i ricercatori hanno sottoposto i cervelli dei 4 pazienti a una risonanza magnetica mentre gli veniva chiesto di immaginare una partita a tennis. È emerso che l'area del cervello legata alla pianificazione del movimento si attiva anche nel caso dei soggetti in stato vegetativo.
Qualche tempo fa ha fatto parlare di sé un'altra ricerca nel corso della quale un telefilm della serie diretta da Alfred Hitchcock ha prodotto una reazione evidente nel cervello di un paziente in stato vegetativo. Lo studio è apparso sulle pagine della rivista Pnas.
Il paziente, 35 anni, si trova in questa condizione da oltre 15 anni a causa di un’aggressione durante la quale ha ricevuto un fortissimo colpo al cuore che lo spedisce in coma e costringe il cervello a rimanere per lunghi minuti senza ossigeno. I medici non poterono far altro che dichiarare lo stato vegetativo permanente.
In termini tecnici, è vegetativo uno stato in cui il soggetto, anche se non è cosciente, non risponde agli stimoli esterni ma riesce ad aprire gli occhi spontaneamente, mostra un ciclo sonno-veglia incoerente e alcuni riflessi fisiologici. Nel senso comune, tuttavia, il termine vegetativo indica una condizione di totale passività, con l’assenza di qualsiasi accenno di vita cosciente.
I ricercatori canadesi della Western University hanno voluto verificare le condizioni del paziente e di un’altra giovane ragazza che si trova in stato vegetativo, ponendoli di fronte alla visione di una puntata della serie televisiva “Alfred Hitchcock presenta”, un breve filmato di 8 minuti che racconta la storia di un bambino che punta la pistola contro i propri genitori convinto che sia un giocattolo.
I due pazienti sono stati monitorati durante la visione attraverso la risonanza magnetica cerebrale, che nel caso della ragazza ha dato esito negativo. Al contrario, e fra lo stupore di tutti, l’uomo ha mostrato un’attività cerebrale paragonabile a quella di persone sane nei momenti di più alta tensione del telefilm.
La dott.ssa Lorina Naci, neuroscienziata presso l’ateneo canadese, commenta: «Ad oggi la medicina ha pochi strumenti a disposizione per indagare in maniera approfondita lo stato di coscienza di queste persone. Una di esse è la risonanza magnetica (mRI). In alcuni esperimenti è talvolta possibile rilevare un minimo grado di consapevolezza chiedendo a queste persone di seguire alcuni comandi - come ad esempio immaginare di giocare a tennis - misurando nello stesso tempo l’attività cerebrale con una mRI. Un buon metodo che però spesso si scontra con la difficoltà che le persone con danni cerebrali hanno nel seguire istruzioni e prestare attenzione. Ecco perché la misura durante un’attività passiva come lo stare davanti alla TV potrebbe essere una soluzione. Questo risultato – continua l’esperta - apre le porte ad un nuovo metodo di ricerca sullo stato di coscienza dei pazienti in stato vegetativo. Un modo che potrebbe chiarire alcuni casi erroneamente diagnosticati. La visione di un film potrebbe essere un metodo semplice per verificare il livello di coscienza e di contatto con l’ambiente esterno».
Ovviamente si tratta di un metodo il cui utilizzo è limitato a quelle persone che riescono a tenere gli occhi aperti, vale a dire solo una parte dei pazienti in stato vegetativo.



Arturo Bandini
26/09/2017



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