ELASTOMETRIA (FIBROSCAN)

Come si fa

A cosa serve

Rischi e dolore

Il FibroScan (elastografia epatica) è una tecnica utile a quantificare la fibrosi epatica, vale a dire il fenomeno di cicatrizzazione che consegue a malattie come l’epatite virale e che può portare alla cirrosi epatica.

Come si fa

Grazie al fibroscan è possibile sapere quanto la malattia epatica da cui il malato è affetto è più o meno vicina ad esitare in cirrosi.
Il fibroscan valuta la fibrosi del fegato misurandone la sua durezza che viene espressa in kPa. Il dispositivo misura la rigidità di una sezione cilindrica tessuto epatico di 4 cm di lunghezza e di 1 cm di diametro che si trova ad una profondità di 2.5 cm al di sotto della superficie cutanea. Queste dimensioni sono all’incirca 100 volte maggiori di un campione bioptico standard e dunque più rappresentative dell’intero parenchima, consentendo così di ridurre l’errore di campionamento. La sua accuratezza è virtualmente operatore indipendente, il risultato è altamente riproducibile e si presta ad essere ripetuto.
Adatto per un monitoraggio nel tempo delle malattie epatiche, magari in quegli stessi malati già sottoposti in precedenza a biopsia.

.... continua in basso nella pagina con rischi e dolore dell'esame

A cosa serve

Questa tecnica è eseguita grazie ad uno strumento costituito da una sonda ad ultrasuoni montata su un sistema vibrante, a prima vista simile a quella dei comuni ecografi. La sonda del FibroScan viene applicata alla pelle del costato: l’impulso che genera determina la propagazione di un’onda elastica attraverso il fegato, la cui velocità, misurata per mezzo degli ultrasuoni, è direttamente correlata alla sua rigidità (a sua volta dipendente dalla quantità di fibrosi).
Si tratta di un test facilmente eseguibile che richiede 5 minuti per effettuare almeno 10 misurazioni. Modificando la posizione della sonda, sullo spazio intercostale prescelto, si possono effettuare diverse misurazioni della durezza del fegato esplorato.
Fino ad ora, questa informazione era ottenibile solo con una biopsia epatica, vale a dire con un prelievo dal fegato, eseguito, in anestesia locale, con un apposito ago.
La biopsia epatica è poco amata dai pazienti, perché a volte spiacevole e comunque invasiva; inoltre, quando il frammento di tessuto che lo specialista epatologo ottiene con la biopsia è di piccole dimensioni, potrebbe non rappresentare fedelmente lo stato del fegato nella sua interezza. Richiede comunemente un ricovero in regime di day hospital.

Rischi e dolore

L’elastometria epatica è una procedura ambulatoriale che dura al massimo 15 minuti, del tutto indolore, facilmente ripetibile nel tempo, poco costosa.
Nella pratica clinica quando si interpreta il risultato, bisogna tener conto di due parametri: la IQR (variabilità delle misurazioni effettuate) che non deve superare il 30% rispetto alla mediana (in un paziente classificato come cirrotico la cui liver stiffness sia di 15, la IQR dovrà essere < 4.5) ed il “success rate” (numero delle misurazioni utili) che deve essere almeno pari al 60% rispetto al numero totale delle acquisizioni svolte per essere considerato affidabile. Ne consegue che il numero delle misurazioni effettuate dovrà in qualche misura tenere conto di questi parametri


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