(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) rigido, richiede pianificazione continua dei pasti e una forza di volontà fuori dal comune. Tra l'altro può comportare alcuni effetti collaterali non piacevoli, ad esempio riduzione del desiderio sessuale e ipersensibilità al freddo.
In ogni caso, anche un team di ricerca della Wisconsin-Madison University ha stabilito che l'adozione di una dieta ipocalorica si traduce in un aumento significativo dell'aspettativa di vita. La sperimentazione, effettuata sulle scimmie, ha mostrato che negli esemplari che l'hanno seguita, la restrizione calorica fa vivere fino a tre volte di più rispetto alle scimmie che mangiano senza regole.
I test hanno riguardato le scimmie della specie Macaca mulatta, la cui alimentazione è stata prima osservata e poi modificata con una riduzione dell'apporto calorico pari al 30 per cento.
Anche uno studio sui topi condotto dai ricercatori americani dell'University of Alabama-Birmingham diretti da Derek Huffman mostra che una dieta ipocalorica ha effetti positivi sulla longevità, superiori a quelli garantiti da una regolare attività fisica.
Sembra infatti che quando gli animali mangiano significativamente di meno si verifichino dei cambiamenti ormonali che garantiscano una maggiore aspettativa di vita.
«Sappiamo che essere magri piuttosto che obesi protegge da molte malattie, ma alcuni studi chiave sui roditori ci dicono anche che essere esili perché si mangia meno, e non perché ci si allena di più, ha un beneficio maggiore per vivere più a lungo. Questo studio - spiega Huffman sull'American Journal of Physiology - è stato disegnato proprio per capire meglio il perché».
Anche se lo studio è stato eseguito sui topi e non sull'uomo, esistono studi precedenti che hanno concluso, confrontando persone iper-sportive con altre a dieta stretta, che il taglio di calorie apporta benefici fisiologici che l'esercizio, da solo, non regala.
Dallo studio si è visto che gli animali che facevano attività fisica erano in media più longevi di quelli sedentari, ma anche in quest'ultimo gruppo c'erano degli esemplari che vivevano comunque più a lungo. Da questo si deduce che allenarsi può proteggere alcuni animali da morte prematura, ma non basta per garantire a ogni topolino una vita più lunga.
Confrontando invece gli animali allenati con quelli che si limitavano a mangiare di meno si è scoperto che i secondi erano quelli che vivevano di più. Ci sono due teorie che possono spiegare il fenomeno: la prima sostiene che l'esercizio fisico prolungato e intenso generi stress nell'organismo danneggiando i tessuti e il Dna, la seconda sostiene che la dieta provochi modifiche fisiologiche benefiche.
A sostegno di questo il team americano ha scoperto che mangiare 'a piacere' regala agli animali più alti livelli di insulina, indipendentemente dall'attività fisica svolta.
«Questi risultati suggeriscono che la restrizione calorica genera modificazioni ormonali benefiche del tutto particolari - concludono gli scienziati - che giocano un ruolo nell'allungare la vita degli animali».
Il contenimento delle calorie è dunque la chiave di tutto. A sottolinearlo è anche uno studio dello University College di Londra pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health. Stanto ai ricercatori guidati da Oyinlola Oyebode, la dieta vegetariana ridurrebbe fino al 42 per cento il rischio di morte prematura grazie alla famosa formula del 7, ovvero puntare a consumare durante la giornata 7 porzioni di frutta e verdura.
Il campione preso in esame dalla ricerca è enorme, quasi 65mila adulti oltre i 35 anni seguiti in media per 7 anni. Le 7 porzioni abbassano il rischio di morire per tumore del 25 per cento e del 31 per cento di morire per disturbi di natura cardiaca o per ictus.
«Il messaggio è chiaro: più frutta e verdura si mangia, meno probabilità si ha di morire, questo a qualsiasi età - spiega la dottoressa Oyebode -. I risultati dell'effetto di un’alimentazione sana e i suoi effetti sulla salute devono farci riflettere molto. Sarebbe importante introdurre gradualmente questo cibo nella dieta di ciascuno».
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20/01/2017 Andrea Sperelli


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