(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) e senza conseguenze. Tuttavia, in alcuni casi, può rendersi necessario il ricovero, specialmente al di sotto dei sei mesi di vita. In bambini così piccoli è spesso presente un'ipossiemia più grave rispetto allo stato generale del bambino e può osservarsi una disidratazione più o meno severa a causa della perdita idrica determinata dallo sforzo respiratorio. Inoltre, nei pazienti con storia di prematurità o di età inferiore alle 6 settimane di vita, è aumentato il rischio di apnea e ne vanno pertanto monitorizzati i parametri cardio-respiratori. Generalmente si risolve spontaneamente in circa 12 giorni.
La diagnosi di bronchiolite è sostanzialmente basata su riscontri clinici supportati, ove necessario, da accertamenti laboratoristici e/o strumentali. Posso essere effettuati più test sull'aspirato nasofaringeo dei pazienti sospetti per le indagini sui virus respiratori responsabili, come:

- Ossigenazione tramite saturimetro, la prima misurazione da eseguire. Una saturazione arteriosa < 92% è stata identificata come un indicatore di gravità con necessità di ospedalizzazione;
- Emogasanalisi arteriosa, un esame che permette di valutare l'ossigenazione del sangue e, attraverso la misurazione dell'anidride carbonica, l'efficacia degli scambi gassosi;
- Radiografia del torace, utile, ma non essenziale, nella diagnosi e valutazione della bronchiolite. Spesso si riscontrano aree di addensamento e di assenza di aria in più zone dei polmoni dovute alla disventilazione.

Prevenzione

Alcune semplici norme igieniche possono ridurre il rischio di contrarre la bronchiolite o evitare infezione correlate che possono peggiorare il quadro clinico. Cercare sempre di:
- Evitare il contatto dei bambini più piccoli con altri bambini o adulti affetti da infezioni delle vie aeree;
- Lavarsi sempre le mani prima e dopo aver accudito il bambino
- Favorire l'allattamento al seno e fornire una quantità adeguata di liquidi
- Fare frequenti lavaggi nasali con soluzione fisiologica o ipertonica
- Non fumare mai in casa, anche in ambienti diversi da dove si trova il bambino

Trattamento

Tradizionalmente vengono utilizzati farmaci broncodilatatori e cortisone ma, la più recente letteratura scientifica, non sembra evidenziare un chiaro miglioramento clinico o di una riduzione del tempo di ospedalizzazione nei bambini sottoposti a tali terapie.
La terapia ospedaliera è soprattutto di supporto perché garantisce:
- un'adeguata ossigenazione del sangue attraverso la somministrazione di ossigeno umidificato e riscaldato;
- un'adeguata idratazione - qualora l'alimentazione risultasse difficoltosa - attraverso la somministrazione di soluzioni glucosaline per via endovenosa;

L'uso routinario degli antibiotici non è raccomandato, tranne in bambini immunocompromessi o in caso si sospetti un'infezione batterica concomitante

Quando ricoverare

In tutti i casi di cattiva ossigenazione o rifiuto dell'alimentazione il bambino dovrà essere valutato dal pediatra del Pronto Soccorso per un eventuale ricovero.
Vengono considerati fattori di rischio aggiuntivo: la prematurità o l'età inferiore ai due mesi, la concomitanza di patologie croniche (broncodosplasia, cardiopatie congenite, immunodeficienze, patologie neurologiche), la minor reattività, la difficoltà assistenziale a domicilio da parte dei genitori.
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08/01/2016 Andrea Sperelli


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