(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) comportamentale involontariamente con uno spiccato sentimento iperprotettivo.
Galazzo attribuisce la causa di una tensione mentale, oltre all’emotività ed al fragile carattere di chi si è visto sempre inferiore a livello comunicativo anche ad una respirazione pre-eloquio scorretta. I balbuzienti parlano senza utilizzare correttamente la colonna d’aria. In molti casi si parla in apnea, contraendo l’addome e pur avendo l’aria non la si utilizza. Una respirazione di questo tipo dà la sensazione di non poter parlare ed innesca back ansiogeni che alimentano la balbuzie come sintomo cronico.
Approcci errati
Purtroppo in una società come la nostra, la maggior parte dei sistemi educativi trasmette l'idea che la rieducazione del balbuziente debba essere affidata al logopedista o a terapie obsolete, così il balbuziente si sforza mente e corpo, dimenticando che l'atto del parlare è naturale, naturale quindi deve essere la parlata restituita dalla rieducazione. Altri approcci propongono l’utilizzo di cantilene e di percorsi confinati in due settimane che portano ad un successo effimero; un tale approccio è controproducente in quanto alimenta il sentimento di rinuncia.
La giusta prospettiva
Secondo quanto afferma Galazzo, dominare la balbuzie vuol dire dominare la propria impulsività, riadattare la propria scala di sensibilità e gestire il proprio livello d’ansia. Tutto questo non può prescindere da una corretta fonazione a monte, per cui le fasi integrate del corso sono volte dapprima a ristabilire l’equilibrio fonico e conseguentemente quello psicologico. Il tutto è eseguito in un ambiente familiare e di forte stimolo.
Galazzo pensa bene che la vera origine sia proprio la mente, ma è convinto che per poter agire sull’autostima e sui meccanismi mentali ormai viziati dalla balbuzie è necessario acquisire una tecnica che permetta di parlare in modo che l’inceppo si allontani e la mente sia così libera da condizionamenti. Successivamente si avanza per fasi, in base al livello raggiunto.
Che cosa prevede il programma terapeutico?
La rieducazione fonetico-relazionale consiste in una serie di esercizi che agiscono sul rilassamento degli organi fonatori, sulla mobilità, mettendo in attività i muscoli della fonazione, l’emissione, per migliorare la capacità di produzione del suono, la fissazione, per far penetrare nella mente dell’allievo la tecnica ed infine l'accomodazione, per restituire una parlata piacevole ed utilizzabile nella vita quotidiana. Il trattamento si articola in svariate azioni del tutto naturali, come l’utilizzo del diaframma nella fase emissiva dei suoni, gli esercizi di lettura eseguiti in collettività , la ginnastica articolatoria, le “prove d’ansia”.
I partecipanti al corso vengono considerati allievi e non pazienti in quanto destinatari di un insegnamento e non di una guarigione, non trattandosi di una malattia. Durante le sedute vengono sottoposti ad un trattamento che varia in base alle esigenze personali del soggetto, con un miglioramento effettivo delle capacità comunicative già dopo 14 giorni di trattamento. Il corso ha una frequenza di circa 7 ore giornaliere, e, per l'intera durata del corso, è imposto il massimo impegno. Il percorso minimo ha durata un anno. Infatti, anche se i risultati si vedono dopo i primi 14 giorni, è necessario un allenamento successivo per stabilizzare ed acquisire autonomia comunicativa. Il tutto è adeguatamente organizzato per partecipanti a partire dagli otto anni e senza limiti superiori di età.
Per saperne di più
Chi si reca presso la Scuola dell’Associazione, deve sottoporsi ad un colloquio preliminare, attraverso il quale (fase propedeutica) vengono analizzate le motivazioni psicologiche del candidato alla terapia, esplorando l'equilibrio nervoso ed emotivo della persona. In tal modo si progetta un iter rieducativo idoneo.

Dottor Enzo Galazzo

Informazioni dettagliate sul sito www.viveresenzabalbuzie.it




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