(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) conferma il progresso che la terapia Car-T rappresenta per questi pazienti», ha dichiarato Sattva S. Neelapu, dell'Md Anderson Cancer Center dell'Università del Texas e co-responsabile dello studio clinico Zuma-1.
Anche a un anno di distanza, l’efficacia del farmaco è stata evidente: l’82% dei pazienti ha risposto al farmaco, con un 58% che ha ottenuto una remissione completa.
Il tasso di sopravvivenza globale a 18 mesi è stato del 52%. Le più comuni reazioni di grado 3 o superiore sono state neutropenia (79%), anemia (45%) e trombocitopenia (40%).
Inoltre, sono stati presentati nuovi risultati sull’aggiunta di carfilzomib a lenalidomide e desametasone nel trattamento del mieloma multiplo. L’aggiunta della molecola ha determinato una riduzione del 21% del rischio di morte rispetto alla sola combinazione lenalidomide/desametasone. La sopravvivenza è aumentata di 7,9 mesi in media.
«Sebbene siano stati fatti significativi passi avanti nel trattamento del Mm recidivato o refrattario, gran parte degli studi clinici si è focalizzata su quanto a lungo un nuovo trattamento può aiutare a prevenire la ripresa della malattia invece che puntare sulla sopravvivenza», dichiara Keith Stewart, della Mayo Clinic (Arizona) e
sperimentatore principale dello studio Aspire. «I risultati di Aspire sono fra i primi a dimostrare un vantaggio significativo in termini di
sopravvivenza globale con l'aggiunta di carfilzomib al trattamento con lenalidomide e desametasone nei pazienti con Mm recidivato o
refrattario. I dati supportano l'uso precoce di carfilzomib come terapia efficace alla prima recidiva, a prescindere che il paziente sia stato trattato in precedenza con bortezomib o sottoposto a trapianto».
Un altro studio rilevante è quello che ha indagato il rapporto rischio-beneficio di un anticoagulante rispetto allo standard di cura attuale delle iniezioni a base di dalteparina (eparina a basso peso molecolare) nei pazienti affetti da cancro.
I primi risultati dimostrano che edoxaban soddisfa i criteri pre-specificati di non inferiorità rispetto a questo standard.
Nei pazienti affetti da cancro e sottoposti a chemio, il rischio di tromboembolismo venoso aumenta da 4 a 7 volte, tanto da rappresentare la seconda causa di morte per questi pazienti.
Nel corso dello studio, che ha coinvolto 1050 pazienti, è emerso che il 53% di essi mostrava un cancro metastatico e il 72% era sottoposto a chemioterapia all’inizio della sperimentazione.
«Rispetto alla dalteparina, in un anno di studio abbiamo riscontrato una minor incidenza di recidive di Tev con edoxaban. Inoltre, non abbiamo osservato sanguinamenti fatali e la gravità clinica dei sanguinamenti maggiori era simile a quanto osservato con la dalteparina», ha spiegato il co-sperimentatore principale del trial, Harry Büller, docente al Dipartimento di Medicina vascolare dell'Academic Medical Center di Amsterdam. «Inoltre, per i pazienti con cancro il rischio di Tev persiste oltre i sei mesi, ma la durata di 12 mesi di questo studio consente la valutazione di edoxaban per un periodo più lungo».
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05/01/2018 Andrea Sperelli


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