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In particolare, nella popolazione di pazienti con arteriopatia periferica, il regime con Rivaroxaban 2,5 mg due volte/die più aspirina 100 mg in monosomministrazione giornaliera, ha dimostrato una riduzione del rischio relativo del 28% per l’endpoint primario d’efficacia, ovvero eventi avversi cardiovascolari maggiori (MACE), e del 46% per gli eventi avversi maggiori agli arti (MALE) rispetto ad aspirina 100mg in monosomministrazione giornaliera. Le percentuali di emorragia sono state basse e, anche se c’è stato aumento di emorragia maggiore, non si è verificato un incremento significativo di emorragia fatale o in organo critico con Rivaroxaban 2,5 mg più aspirina 100 mg in monosomministrazione giornaliera, rispetto alla sola terapia con aspirina 100 mg in monosomministrazione giornaliera.
Allo stesso modo, nella popolazione di pazienti con CAD, la combinazione della dose vascolare di Rivaroxaban più aspirina riduceva in modo significativo il rischio eventi avversi cardiovascolari maggiori (endpoint primario MACE rispetto alla sola aspirina).
La mortalità per tutte le cause è stata valutata anche separatamente in entrambe le popolazioni dei pazienti; con Rivaroxaban 2,5 mg due volte al giorno più aspirina 100 mg una volta al giorno, è stato ridotto in modo significativo il rischio di mortalità per tutte le cause, rispetto ad aspirina 100 mg in monosomministrazione (HR 0 77, 95% CI 0 · 65-0 · 90, p = 0 · 0012) nei pazienti con CAD. Nell'analisi dei pazienti con PAD, il regime di Rivaroxaban ha dimostrato di ridurre il rischio, senza raggiungere la significatività statistica.(HR 0 91, 95% CI 0 72-1. 16, p = 0 .45).
Inoltre, la dose vascolare di Rivaroxaban più aspirina 100 mg in monosomministrazione giornaliera ha mostrato un miglioramento del beneficio clinico netto in entrambe le popolazioni dei pazienti rispetto all'aspirina da sola (28% nei pazienti con PAD e 22% nei pazienti con CAD). Il beneficio clinico netto è stato definito come riduzione di MACE, MALE e amputazione maggiore, rispetto al rischio di emorragia fatale o sintomatica in organo critico.
“Con i risultati di COMPASS assistiamo, per la prima volta, a una considerevole riduzione sia degli eventi avversi cardiovascolari maggiori, sia degli eventi avversi maggiori agli arti con un trattamento farmacologico. Ciò rappresenta un importante progresso in questo campo che, speriamo, migliorerà la pratica clinica in questa popolazione di pazienti”, ha dichiarato la Professoressa Sonia Anand, autore dello studio e Professoressa di Medicina presso la McMaster University di Hamilton in Canada.
“I risultati di COMPASS ci forniscono preziose informazioni sull’impiego di Rivaroxaban in modo specifico in pazienti con arteriopatia periferica” - ha dichiarato il Dottor Joerg Moeller, Responsabile Sviluppo e Membro del Consiglio Direttivo della Divisione Pharmaceutical di Bayer AG -. “L’arteriopatia periferica rappresenta un notevole onere per la salute pubblica e questi risultati, uniti al nostro programma di sviluppo clinico in corso, dimostrano il nostro impegno a operare costantemente per migliorare le vite dei pazienti e a offrire ai medici ulteriori opzioni terapeutiche”.
Le malattie cardiovascolari, che includono CAD e PAD, sono responsabili di circa 17,7 milioni di morti ogni anno, rappresentando il 31% di tutte le morti. I pazienti con queste condizioni sono a rischio di eventi trombotici che possono portare a disabilità, alla perdita di un arto e alla perdita della vita. In particolare, si stima che circa 202 milioni di persone in tutto il mondo vivano con una PAD e che la CAD sia il tipo più comune di malattia cardiaca, che nel 2015 ha causato circa 8,8 milioni di morti in tutto il mondo.
La terapia raccomandata dalle attuali Linee Guida per questi pazienti comprende una terapia antiaggregante piastrinica, con una terapia anticoagulante in associazione a terapia antiaggregante singola, solo se presente una patologia concomitante che necessita di anticoagulazione.
Questi risultati relativi ad entrambe le popolazioni con PAD e CAD, esaminate nello Studio COMPASS, sono in linea con quelli dell’intera popolazione del trial (che comprende pazienti con coronaropatia) pubblicati ad agosto 2017 sul New England Journal of Medicine.
Rivaroxaban è il primo e unico anticoagulante orale non-antagonista della vitamina K (NOAC) studiato in queste popolazioni di pazienti ad alto rischio.





Lo Studio COMPASS

Lo studio di Fase III COMPASS, randomizzato, controllato, con 27.395 pazienti è il più vasto trial, ad oggi, su Rivaroxaban. COMPASS è stato condotto in collaborazione con il Population Health Research Institute (PHRI) in oltre 600 Centri di più di 30 Paesi del mondo.
Lo Studio COMPASS ha valutato Rivaroxaban nella prevenzione di eventi avversi cardiovascolari maggiori (MACE), che comprendono morte per cause cardiovascolari, infarto del miocardio e ictus, in pazienti con coronaropatie, arteriopatie periferiche o entrambe.
In un sottogruppo di COMPASS sono stati valutati 7.470 pazienti affetti da sola arteriopatia periferica (PAD), di cui 4.129 con sola PAD sintomatica agli arti, 1.919 con arteriopatia carotidea, e 1.422 con CAD e basso indice pressorio caviglia/braccio.
Un‘analisi separata ha valutato 24.824 pazienti con sola CAD; la malattia multi-vaso è stata diagnosticata nel 62% (15.462) di questi pazienti e il 69% (17.028) dei pazienti ha avuto una storia di infarto del miocardio.
I pazienti hanno ricevuto aspirina 100 mg in monosomministrazione giornaliera per un periodo iniziale di 30 giorni e sono stati, poi, randomizzati con rapporto di 1:1:1, per ricevere (con o senza pantoprazolo):

· Rivaroxaban 2,5 mg due volte/die più aspirina 100 mg in monosomministrazione giornaliera;

· Rivaroxaban 5 mg due volte/die;

· Aspirina 100 mg in monosomministrazione giornaliera.

I pazienti, che prima dell’arruolamento erano in terapia con un inibitore di pompa protonica, hanno continuato con la terapia che assumevano. Quelli che non hanno avuto necessità di terapia continuativa con inibitore di pompa protonica sono stati randomizzati per ricevere pantoprazolo o placebo.
Per quanto riguarda l’endpoint primario d’efficacia di eventi avversi cardiovascolari maggiori (MACE) comprendenti ictus, infarto del miocardio e mortalità per cause cardiovascolari, Rivaroxaban 2,5 mg due volte/die più aspirina 100 mg in monosomministrazione giornaliera ha dimostrato una riduzione del 28% del rischio relativo rispetto alla terapia con la sola aspirina 100mg in monosomministrazione giornaliera (hazard ratio [HR] 0,72; intervallo di confidenza [IC] al 95% 0,57-0,90; P= 0,0047). Per l'endpoint di eventi avversi importanti agli arti (MALE) inclusa l'amputazione, Rivaroxaban 2.5 mg due volte al giorno più aspirina 100 mg una volta al giorno ha ridotto il rischio del 46% (HR 0.54, 95% CI 0.35-0.82, P = 0.0037). Anche Rivaroxaban 5 mg due volte/die da solo ha ridotto il rischio per l’endpoint composito rispetto ad aspirina 100 mg in monosomministrazione giornaliera (HR 0,86; IC al 95% 0,69-1,08; P=0,19), tuttavia questo risultato non è stato statisticamente significativo.
Per l’endpoint composito di MACE, eventi avversi maggiori agli arti (MALE) o amputazione maggiore, Rivaroxaban 2,5 mg due volte/die più aspirina 100 mg in monosomministrazione giornaliera ha dimostrato una riduzione del rischio relativo del 31% rispetto ad aspirina 100 mg in monosomministrazione giornaliera da sola (HR 0,69; IC al 95% 0,56-0,85; P=0,0003). In particolare, Rivaroxaban 2,5 mg due volte/die più aspirina 100 mg in monosomministrazione giornaliera ha ridotto il rischio di amputazione maggiore d’arto del 70% rispetto ad aspirina 100 mg in monosomministrazione giornaliera (HR 0,30; IC al 95% 0,11-0,80; P=0,01).

Risultati di sicurezza per la popolazione di pazienti con arteriopatia periferica nello Studio COMPASS

Rivaroxaban 2,5 mg due volte/die più aspirina 100 mg in monosomministrazione giornaliera ha aumentato il rischio di emorragia maggiore definita secondo la Società Internazionale di Trombosi ed Emostasi (International Society on Thrombosis and Haemostasis - ISTH) modificando però un criterio (HR 1,61; IC al 95% 1,12-2,31; P=0,0089).

Risultati di efficacia per la popolazione di pazienti con CAD in COMPASS2

Rivaroxaban 2,5 mg due volte al giorno più aspirina 100 mg una volta al giorno ha ridotto il rischio dell'endpoint primario di MACE più di 100 mg aspirina una volta al giorno da sola (HR 0,74, 95% CI 0,65-0,86, P <0,0001). Rivaroxaban 5 mg due volte al giorno ha anche ridotto il rischio di MACE (HR 0.89; 95% CI 0.78-1.02; P = 0.09) nella popolazione di pazienti con CAD, senza però raggiungere la significatività statistica.



Risultati di sicurezza per la popolazione pazienti con CAD in COMPASS2

Rivaroxaban 2,5 mg due volte al giorno più aspirina 100 mg una volta al giorno ha provocato più emorragie maggiori rispetto ad aspirina 100 mg una volta al giorno da sola (HR 1,66; 95% CI 1,37-2,03; P <0,0001) e allo stesso modo più sanguinamenti sono stati osservati nel gruppo Rivaroxaban 5 mg due volte al giorno da solo, rispetto ad aspirina 100 mg una sola volta al giorno da sola (HR 1.51, 95% CI 1.23-1.84, P <0 · 0001).
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23/11/2017 Andrea Sperelli


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Le informazioni di medicina e salute non sostituiscono l'intervento del medico curante