(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) dell’assunzione di iodio a livello di popolazione rispetto al passato, confermano il persistere in Italia di una carenza iodica che, seppure non severa, determina ancora un’alta frequenza di gozzo e di altri disordini correlati. Il presente rapporto quindi costituisce il punto di partenza di una costante attività di sorveglianza che, consentirà di valutare nel corso degli anni il successo del programma di iodoprofilassi, sia in termini di efficienza che di efficacia. Inoltre, i dati raccolti in questo primo rapporto potranno essere un riferimento importante anche per quegli organismi internazionali deputati al controllo della carenza nutrizionale di iodio a livello mondiale”.
Le conseguenze della carenza nutrizionale di iodio costituiscono ancora oggi un grave problema sanitario e sociale. Le dimensioni epidemiologiche delle conseguenze della iodocarenza sono giustificate dal fatto che gli effetti negativi di questa carenza nutrizionale si possono verificare in tutte le fasi della vita. Lo iodio, infatti, è il costituente fondamentale degli ormoni tiroidei, i quali svolgono un ruolo determinante nelle fasi dello sviluppo e dell’accrescimento, come pure nel mantenimento dell’equilibrio metabolico dell’organismo adulto. Pertanto, la carenza iodica si traduce in quadri morbosi le cui manifestazioni variano in funzione del periodo della vita interessato da questo deficit, anche se gravidanza e infanzia rappresentano le fasi in cui gli effetti possono essere più gravi. Questo perché gli ormoni tiroidei sono indispensabili per un adeguato sviluppo del sistema nervoso centrale che inizia durante la vita fetale e continua fino ai primi anni di vita.
Secondo i nuovi Livelli di Assunzione Raccomandati di nutrienti (LARN) 2012 il fabbisogno giornaliero di iodio nell’adulto è di 150 microgrammi, nel bambino e nell’adolescente è tra i 90 e i 120 microgrammi, mentre il fabbisogno aumenta fino a 220 microgrammi al giorno in gravidanza e fino a 290 microgrammi durante l’allattamento; in questi ultimi due casi una sua eventuale carenza aumenta il rischio di aborto nella donna e i deficit cognitivi nel bambino. In Italia si stima che più del 10% della popolazione si ammala di gozzo, con circa 50 ricoveri ogni 100 mila abitanti e un impatto economico sul Sistema Sanitario Nazionale di oltre 150 milioni di euro all’anno.
È stata quindi analizzata la concentrazione urinaria di iodio su campioni estemporanei di urine di bambini in età scolare reclutati dagli Osservatori Regionali per la Prevenzione del Gozzo successivamente all’introduzione della Legge n. 55/2005. I dati raccolti negli ultimi tre anni hanno mostrato che in 6 delle 9 Regioni che hanno partecipato allo studio i valori mediani di ioduria rilevati sono ancora al di sotto di 100 microgrammi/L valore indicato dalla World Health Organization (WHO) quale soglia al di sotto della quale la popolazione esaminata viene identificata come iodocarente.
Differentemente, in 3 Regioni (Sicilia, Toscana, Liguria) sono stati rilevati valori mediani indicativi di uno stato di iodosufficienza. Sebbene questo dato sia incoraggiante, è necessario sottolineare che queste indagini sono condotte in aree limitate. Pertanto, sarà importante osservare l’andamento dei valori di ioduria nei prossimi anni per confermare il superamento della carenza nutrizionale di iodio almeno in alcune parti del nostro paese. Sempre in collaborazione con gli Osservatori Regionali per la Prevenzione del Gozzo, in 5 Regioni è stato possibile effettuare la misura della ioduria in donne in gravidanza che non assumevano integratori contenenti iodio. I risultati ottenuti hanno dimostrato una condizione di insufficiente apporto iodico in tutte e 5 le Regioni, confermando l’importanza dell’integrazione iodica in gravidanza e durante l’allattamento, al fine di garantire il raggiungimento dell’aumentato fabbisogno iodico in queste fasi della vita.
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24/09/2014 Arturo Bandini


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