(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) associato alla chemioterapia si è dimostrato coerente con quello già noto per i singoli farmaci; inoltre, non sono emerse nuove indicazioni sul profilo di sicurezza di questa combinazione.
“I risultati ottenuti con atezolizumab in associazione alla chemioterapia nel trattamento iniziale del carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso rappresentano un importante passo in avanti dopo oltre 20 anni di lotta contro questa malattia“, ha affermato Sandra Horning, MD, Roche’s Chief Medical Officer e Head of Global Product Development. “Il nostro obbiettivo è quello di ricercare soluzioni terapeutiche per tutti i tipi di carcinoma polmonare e desideriamo collaborare con le autorità sanitarie globali per rendere disponibile atezolizumab il prima possibile ai pazienti che combattono contro questa forma di cancro ai polmoni particolarmente difficile da trattare”.
Atezolizumab ha dimostrato la sua efficacia, come trattamento di prima linea associato alla chemioterapia a base di pemetrexed e platino (cisplatino o carboplatino), anche nel tumore al polmone non a piccole cellule non squamoso, come emerge dai dati dello studio di fase III IMpower132, anch’essi presentati durante il congresso. In particolare, i primi risultati mostrano come la combinazione atezolizumab e chemioterapia riduca il rischio di peggioramento della malattia o di morte (PFS) del 40%, rispetto al trattamento con sola chemioterapia (PFS=7.6 vs 5.2 mesi; hazard ratio [HR]=0.60, 95% CI: 0.49-0.72; p<0.0001). Sebbene si sia registrato un incremento di 4.5 mesi della sopravvivenza globale (OS), trattandosi di una analisi ad interim, questo dato non ha ancora raggiunto la significatività statistica.
IMpower133 è uno studio clinico randomizzato controllato con placebo, in doppio cieco, multicentrico di fase III che valuta l’efficacia e la sicurezza di atezolizumab in combinazione con carboplatino e etoposide rispetto alla sola chemioterapia (carboplatino e etoposide) nei pazienti con carcinona polmonare a piccole cellule in stadio esteso. Lo studio ha coinvolto 403 soggetti randomizzati in rapporto 1:1 al trattamento con atezolizumab in combinazione con carboplatino e etoposide (braccio A) e placebo in combinazione con carboplatino e etoposide (braccio B).
Durante la fase d’induzione del trattamento, i pazienti hanno ricevuto un ciclo di trattamento di 21 giorni, per un totale di quattro cicli, seguito da un periodo di mantenimento con atezolizumab o placebo fino alla progressione della malattia (PD), come stabilito dagli sperimentatori in base ai criteri RECIST v1.1.

Gli endpoint co-primari sono stati:

· La sopravvivenza libera da progressione (PFS), come definita dagli sperimentatori secondo i criteri RECIST v1.1, nella popolazione intention-to-treat (ITT): 5.2 mesi (braccio A) vs 4.3 (braccio B) (HR=0.77, 95% CI: 0.62-0.96; p=0.017)

· La sopravvivenza globale (OS) nella popolazione intention-to-treat (ITT): Mediana OS = 12.3 mesi (braccio A) vs 10.3 (braccio B) (HR=0.70, 95% CI: 0.54-0.91; p=0.0069)

Il tumore al polmone a piccole cellule (SCLC)

Il carcinoma polmonare rappresenta la prima causa di morte per tumore a livello globale. Ogni anno muoiono 1,76 milioni di persone a causa di questa malattia; ovvero più di 4.800 morti ogni giorno nel mondo. Le tipologie principali di carcinoma polmonare sono due: quella non a piccole cellule (NSCLC) e quella a piccole cellule (SCLC), con quest’ultima che rappresenta circa il 15% di tutti i casi di cancro al polmone. Il carcinoma a piccole cellule è una forma altamente maligna e aggressiva di tumore, complessa da trattare, che si sviluppa prevalentemente nella sede bronchiale sottomucosa ma tende a metastatizzarsi anche in altre sedi, come i linfonodi regionali, il midollo osseo, il fegato, il surrene e a livello cerebrale. Il tasso di sopravvivenza per le persone con SCLC varia a seconda dello stadio (estensione) del tumore al momento della diagnosi. Il tasso di sopravvivenza a cinque anni per le persone con SCLC allo stadio I è circa il 31%; tuttavia, questo valore scende a circa il 2% per lo stadio IV.
Atezolizumab è un anticorpo monoclonale progettato per interferire con una proteina chiamata PD-L1 (programmed death ligand-1), espressa sulle cellule tumorali (TC) e sulle cellule immunitarie (IC) impedendo che si leghi a PD-1 e B7.1 sulla superficie delle cellule T. Inibendo la proteina PD-L1, atezolizumab può attivare le cellule T, ripristinando la loro capacità di rilevare in modo efficace le cellule tumorali e di attaccarle. Inoltre, atezolizumab potrebbe essere utilizzato in associazioni con altre immunoterapie, con target therapy e con varie chemioterapie tradizionali per il trattamento di un’ampia gamma di neoplasie maligne.
Attualmente, Roche ha in corso otto studi di Fase III sul cancro al polmone, che valutano atezolizumab da solo o in combinazione con altri farmaci.
Atezolizumab è attualmente approvato e rimborsato per il trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato, indipendentemente dall'espressione di PD-L1, come terapia di seconda linea.
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27/09/2018 Andrea Sperelli


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