(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) pesce, frutti di mare, uova, latticini, soia e legumi».
Alla fine del follow up, durato 15 anni, è emerso che il consumo di carne rossa è associato in maniera dose-dipendente al rischio di malattia renale.
«Per dirla in numeri, chi assumeva elevate quantità di carne rossa aveva un rischio del 40% più alto di sviluppare insufficienza renale rispetto a chi ne mangiava poca». Al contrario non si è manifestata alcuna associazione negativa con il consumo di altri alimenti come pollame, pesce, uova e latticini. Soia e legumi sembrano avere, invece, un ruolo protettivo.
Sostituendo la carne rossa con altre fonti proteiche si verifica una riduzione del rischio di insufficienza renale pari al 62%. «Questi risultati suggeriscono che nella popolazione generale è possibile mantenere invariato l'introito proteico in termini di prevenzione a lungo termine della malattia renale cronica, prendendo in considerazione tuttavia il passaggio a fonti proteiche non solo vegetali ma anche da pesce, frutti di mare e pollame in alternativa alla carne rossa», concludono i ricercatori.
Secondo uno studio della University of Texas, la carne rossa aumenterebbe anche il rischio di cancro al rene. Per la precisione lo studio dei ricercatori americani pubblicato su Cancer si concentra sulle modalità di cottura delle carni rosse. Secondo i medici texani, infatti, friggere o grigliare la carne aumenterebbe del doppio le possibilità di insorgenza del tumore del rene. In tal senso, lo stesso effetto si avrebbe anche con la carne bianca.
Il calore estremo di queste cotture favorirebbe una reazione chimica tale da produrre sostanze pericolose come le ammine eterocicliche, composti che aumentano appunto il rischio di una neoplasia delle cellule renali.
I ricercatori hanno confrontato le diete di 1.350 persone, metà delle quali ha ricevuto di recente una diagnosi di cancro renale. I risultati indicano che il consumo di carne cotta nelle modalità indicate dagli scienziati raddoppia le probabilità di sviluppare il tumore del rene.
«Il nostro studio fornisce ulteriori elementi di prova per il ruolo della carne rossa e della carne bianca nel carcinoma renale», ha detto Xifeng Wu, autore dell'analisi. Anche un altro studio dell'Università del North Texas pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition sembra confermare questi timori.
Secondo i ricercatori guidati dal dott. Mohammed El-Faramawi, epidemiologo presso l'ateneo texano, i consumatori di carne rossa rischierebbero il 19 per cento in più di vedersi diagnosticare un cancro al rene rispetto a chi mangia quantità minori di questo tipo di carne: «Nonostante questo smettere di mangiare carne sarebbe un errore. Però è necessario assumerne una quantità limitata», precisa il medico. «Mangiare carne rossa in grandi quantità, anche se non necessariamente porta ad ammalarsi di cancro del rene, aumenta il rischio di sviluppare una serie di problemi di salute, come l'accumulo di placche nelle arterie».
Lo studio si è avvalso dei dati provenienti da un campione di 500 mila adulti dai 50 anni in su, interrogati sulle loro abitudini alimentari e analizzati per un periodo lungo nove anni. Di tutti i partecipanti, circa 1800 sono stati colpiti da cancro al rene, tutti facenti parte del gruppo con più alto consumo di carne rossa. I ricercatori sono giunti al calcolo del 19 per cento di rischio maggiore dopo aver isolato altri fattori scatenanti quali il fumo, l'alcool, l'ipertensione o il diabete. Per ridurre il pericolo, è bene cuocere la carne in maniera appropriata, evitandone il contatto diretto con la fiamma.
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16/09/2016 Andrea Sperelli


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