(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) che fa chiarezza sulle caratteristiche di una malattia molto complessa, come tutte le malattie autoimmuni, e i cui pazienti spesso non hanno altra prospettiva che quella di doversi sottoporre a prolungati cicli di terapie immunosoppressive citotossiche se non addirittura a un intervento terapeutico di trapianto di midollo. Questa patologia, inoltre, coinvolge spesso più organi ed è gravata da un'alta possibilità di insuccesso terapeutico con le terapie convenzionali”.

La sclerodermia si scatena per un accumulo di alcune proteine di matrice che non vengono riassorbite, rendendo così i tessuti sempre meno elastici e più duri, il cui funzionamento alla fine viene alterato in maniera irrimediabile. Un polmone colpito da sclerodermia faticherà sempre di più a garantire all'organismo il giusto apporto di ossigeno, così come l'intestino si svuoterà con sempre maggiore difficoltà. Un effetto molto comune è quello di ispessimento e indurimento della pelle, che assume l'aspetto caratteristico del cuoio. “Vi sono due forme di malattia – chiarisce Ferraccioli –. La prima, e più frequente, riguarda l'80% dei pazienti: è una forma detta limitata, con una progressione più lenta e meno aggressiva. La seconda variante, definita diffusa, che colpisce l'ultimo quinto dei pazienti, è più aggressiva e interessa pazienti più giovani, che normalmente vengono trattati con alte dosi di cortisone e con farmaci antitumorali. Questi farmaci hanno però importanti effetti collaterali, come l'infertilità o diverse complicanze vescicali e polmonari. E sfortunatamente, come dimostrano gli ultimi trial clinici, hanno anche un'efficacia limitata”.

Lo studio in questione riguarda un numero limitato di pazienti – soltanto 9 –, ma potrebbe costituire una svolta nella terapia della sclerosi sistemica. La malattia si contraddistingue per la presenza di tre elementi fondamentali: i fibroblasti, ovvero cellule che producono il tessuto di sostegno di ogni apparato e che produco quelle proteine il cui accumulo scatena la patologia; le cellule endoteliali, che rivestono l'interno dei vasi e provocano fenomeni di occlusione molto pericolosi; e infine le cellule del sistema immunitario, che rispondono in maniera inadeguata scatenando la reazione autoimmune.

“Noi con l'importante contributo dell'Istituto di Istologia – ricorda ancora il responsabile del reparto di reumatologia della Cattolica – abbiamo agito proprio sulle cellule B che, in caso di patologia, producono gli anticorpi contro costituenti dell'organismo e le abbiamo eliminate con un farmaco biologico, che, associato a una dose di immunosoppressore molto bassa, ha prodotto risultati migliori rispetto ai trattamenti tradizionali che normalmente causano tanti effetti collaterali”.
Il gruppo di ricercatori della Cattolica, nonostante il numero limitato di pazienti studiati, ha individuato una cosiddetta finestra di opportunità terapeutica: se i farmaci vengono utilizzati entro 2-3 anni dall'esordio della malattia il risultato è decisamente importante. “Come suggerisce l'editoriale della rivista che accompagnava e lodava il nostro articolo – conclude Ferraccioli – stiamo lavorando su più pazienti per confermare i nostri primi promettenti risultati. Ma c'è una cosa che ci sembra importante. Mentre si riteneva che a determinare il successo della strategia terapeutica fosse la presenza della cellula bersaglio a livello degli organi, noi abbiamo dimostrato che l'effetto della terapia è sistemico: in altre parole, possiamo migliorare il decorso della malattia, modulando il sistema immunitario in tutto l'organismo senza dover agire a livello di singolo organo”.

Segnaliamo che l' anticorpo monoclonale Tocilizumab, ha ottenuto lo status di Breakthrough Therapy Designation da parte dell'Fda sulla base dei dati dello studio di fase 2 faSScinate, condotto su un gruppo di pazienti affetti da sclerosi sistemica.
Il farmaco agisce sull'interleuchina-6, una citochina prodotta dai macrofagi e dalle cellule sinoviali, che gioca un ruolo cruciale nel promuovere l'infiammazione e nel regolare la risposta immunitaria nella malattia. L'IL-6 inibisce l'apoptosi dei linfociti T e B e induce un processo di neoangiogenesi essenziale a sostenere l'infiammazione. Tocilizumab neutralizza selettivamente sia la forma di membrana sia la forma solubile di IL-6 abolendo la sua azione biologica proinfiammatoria.
Nelle 48 settimane di trattamento con l'anticorpo si è osservato un miglioramento continuo dell'ispessimento della pelle valutato in base al punteggio Rodnan. Gli eventi avversi segnalati sono: aumento del rischio di infezioni gravi, tubercolosi, riattivazione del virus dell'epatite B, modifiche dei parametri ematici, reazioni allergiche. È stato anche avviato uno studio multicentrico randomizzato e controllato con placebo in cui tocilizumab verrà testato in fase 3 su un altro gruppo di pazienti con sclerosi sistemica.
Leggi altre informazioni
25/06/2015 Riccardo Antinori


Puoi fare una domanda agli specialisti del e iscriverti alla , riceverai ogni 15 giorni le notizie più importanti.

Keywords |

Sondaggi Nei preliminari sessuali non bisogna tralasciare...
Che cosa? Vota | Risultati

Tutti i SONDAGGI di ItaliaSalute.it

Italia Salute sempre con te

Abbonati ai Feed Rss Aggiornamenti 
              sulla salute, sulla medicina, promozioni La Pubblicità su Italia Salute

Le informazioni di medicina e salute non sostituiscono l'intervento del medico curante


купить вимакс оригинал

http://pharmacy24.com.ua

dekorde.com