(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) commenta il Prof. Antonio Costanzo, Responsabile di Unità Operativa Dermatologia – Istituto Humanitas di Milano e membro del consiglio direttivo della Società Scientifica SiDeMast -. “Questi dati mostrano come siamo arrivati a un tale avanzamento dell’armamentario terapeutico da avere a disposizione terapie biologiche in grado di mantenere il risultato di pulizia della pelle nel tempo, in questo caso specifico guselkumab ancora più a lungo del secukinumab, e cosa altrettanto importante avendo un profilo di sicurezza molto elevato.
In particolare, il profilo di sicurezza dell’IL 23, oggetto di questo studio, non presenta il rischio di insorgenza di micosi o riattivazione di una malattia di Crohn silente. Cosa impensabile fino a pochi decenni fa, abbiamo delle armi talmente efficaci e sicure da poter essere utilizzate su tutti i pazienti con psoriasi, e se non fosse per il costo, anche su quelli con malattie lieve, e con un profilo di sicurezza paragonabile ai farmaci topici”.
“Questi dati ci convincono sempre più dell’efficacia e sicurezza dei nuovi farmaci biologici, in particolare dell’IL 23, e il punto è ora trattare adeguatamente tutti i pazienti che possono giovare di queste terapie, specialmente in Italia dove abbiamo ancora molta strada da fare da questo punto di vista: una grossa fetta di pazienti con psoriasi, anche severa, ancora non arrivano neanche allo specialista” – conclude il Prof. Costanzo.
Questi dati, presentati al 3° Inflammatory Skin Disease Summit in corso a Vienna, sono i primi risultati di uno studio di confronto diretto tra il primo farmaco biologico inibitore selettivo dell’interleuchina (IL)-23 e un inibitore dell’IL-17.
ECLIPSE è il quarto studio clinico di fase 3 di Janssen su guselkumab nella psoriasi a placche e fa parte di un programma di sviluppo clinico che comprende altri tre studi di Fase 3, tutt’ora in corso, per l'artrite psoriasica e la malattia di Crohn.
Lo studio ECLIPSE, oltre ad un endpoint primario, ha incluso anche sei principali endpoint secondari, con analisi nel breve e nel lungo termine. Guselkumab ha dimostrato la non inferiorità (p<0.001), ma non la superiorità (p=0.062), rispetto a secukinumab nel principale endpoint secondario: l’84,6% dei pazienti trattati con guselkumab ha raggiunto il PASI 75 in entrambe le settimane 12 e 48 rispetto all’80,2% dei pazienti trattati con secukinumab.
Tre dei principali endpoint secondari hanno confrontato l’efficacia dei due farmaci a 48 settimane, valutando il raggiungimento della risposta PASI 100 e del punteggio IGA (Investigator Global Assessment) pari a 0 (guarigione) o 0/1 (malattia minima).
Alla settimana 48, il 58,2% dei pazienti trattati con guselkumab ha raggiunto il PASI 100, rispetto al 48,4% dei pazienti trattati con secukinumab il 62,2% dei pazienti trattati con guselkumab ha ottenuto un punteggio IGA di 0 rispetto al 50,4% dei pazienti trattati con secukinumab e l'85,0% dei pazienti trattati con guselkumab ha ottenuto un punteggio IGA 0/1 rispetto al 74,9% dei pazienti trattati con secukinumab. In tutti questi casi è stata dimostrata sia la non inferiorità che la superiorità di guselkumab verso secukinumab (p≤0.001).
I rimanenti endpoint secondari principali hanno valutato la non inferiorità di guselkumab rispetto a secukinumab nelle prime 12 settimane di trattamento. La percentuale di pazienti che ha ottenuto una risposta PASI 75 e una risposta PASI 90 alla settimana 12 è stata, rispettivamente, dell'89,3% e del 69,1% per guselkumab e del 91,6% e 76,1% per secukinumab (rispettivamente p<0.001 e p=0.127). Data la non superiorità del primo endpoint secondario maggiore, i p-values di tutti i successivi endpoint secondari maggiori sono stati considerati come nominali.
Nelle prime 44 settimane di trattamento, 27 pazienti (5,1%) randomizzati al braccio di trattamento con guselkumab hanno interrotto il trattamento rispetto ai 48 pazienti (9,3%) randomizzati al braccio secukinumab.
Nello studio, i profili di sicurezza delle due terapie si sono dimostrati coerenti con i profili noti dimostrati nei rispettivi studi registrativi e con le attuali informazioni di real life. I pazienti trattati con guselkumab e secukinumab hanno riportato almeno un evento avverso (EA) in percentuali sovrapponibili, rispettivamente il 77,9% per guselkumab e l’81,6% per secukinumab. Gli EA gravi sono stati riportati nel 6,2% dei pazienti trattati con guselkumab e nel 7,2% dei pazienti trattati con secukinumab. Le infezioni gravi si sono verificate in 6 pazienti trattati con guselkumab e in 5 pazienti trattati con secukinumab.

Cos’è ECLIPSE

ECLIPSE, studio di fase 3, multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, di confronto attivo, è stato disegnato per valutare l'efficacia e la sicurezza di guselkumab rispetto a secukinumab in pazienti adulti con psoriasi a placche da moderata a grave. I pazienti (n=1.048) sono stati randomizzati per ricevere 100 mg di guselkumab somministrato come iniezione sottocutanea alle settimane 0, 4 e 12, seguito da una dose ogni 8 settimane; oppure 300 mg di secukinumab somministrato con 2 iniezioni sottocutanee da 150 mg alle settimane 0, 1, 2, 3, 4 seguite da una dose ogni 4 settimane. L’endpoint primario dello studio era dimostrare la superiorità di guselkumab rispetto a secukinumab nel raggiungimento del PASI 90 alla 48 settimana. Altri endpoint secondari sono stati valutati alle settimane 12 e 48. Il monitoraggio della sicurezza è stato effettuato fino alla settimana 56.
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13/12/2018 Andrea Sperelli


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