(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) mila persone; tra le cause di questi decessi nei giovani al di sotto dei 35 anni le forme ereditarie di cardiomiopatia hanno un ruolo preminente. Nella ARVC il tessuto cardiaco viene sostituito da tessuto adiposo e fibroso; questo processo favorisce lo sviluppo di aritmie cardiache, quali tachicardia e fibrillazione ventricolare, che provocano perdite di coscienza e arresto cardiaco. Nel caso di fibrillazione ventricolare, senza una pronta defibrillazione elettrica, si ha morte improvvisa in pochissimi minuti.
Questa scoperta è stata fatta partendo da una famiglia sudafricana affetta da ARVC, seguita da circa 20 anni dal Prof. Mayosi, in cui si erano manifestati più casi di morte improvvisa giovanile. Escluse tutte le cause genetiche fino ad ora note, la Dr.ssa Crotti – responsabile degli studi di genetica delle malattie cardiache ereditarie dell’Istituto Auxologico Italiano - ha sequenziato tutte le regioni codificanti del genoma in due soggetti malati della famiglia e, partendo da oltre 13.000 varianti genetiche comuni ai due soggetti malati, è arrivata a identificare il gene responsabile della malattia in questa famiglia. Si tratta del gene CDH2, responsabile della produzione della Caderina 2 o N-Caderina, una proteina fondamentale per la normale adesione tra le cellule cardiache. La mutazione di questo gene porta a un’alterata produzione di questa proteina essenziale. La scoperta di questo gene è stata validata dai ricercatori italiani e sudafricani trovando una seconda mutazione sullo stesso gene in un altro paziente con ARVC appartenente ad una diversa famiglia. Era già noto da precedenti studi che topi geneticamente modificati e in cui questa proteina è assente a livello cardiaco tendono ad avere aritmie ventricolari maligne e a morire improvvisamente.
L’importanza della scoperta è duplice e ha un impatto sia scientifico sia clinico. Da un lato aiuta a chiarire i meccanismi genetici alla base della ARVC; dall’altro rende possibile l’identificazione precoce di molti soggetti ignari di essere affetti da ARVC. Infatti, spesso i segni clinici diagnostici della malattia diventano chiari solo dopo molti anni; se in un soggetto in cui viene fatta la diagnosi clinica adesso scopriamo che è portatore di una mutazione sul nuovo gene CDH2, potremo in poche settimane sapere se altri membri della sua famiglia sono geneticamente affetti e potremo quindi iniziare immediatamente strategie di prevenzione. Questo potrà portare a una riduzione di casi di morte improvvisa nei pazienti con ARVC.

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13/03/2017 Andrea Sperelli


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