(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) diete ipocaloriche con un apporto energetico generalmente inferiore a 800 kcalorie al giorno e caratterizzate da un apporto di carboidrati giornalieri in genere inferiore a 50 grammi. La carenza di glucosio, che deriva dall’adozione di queste diete, induce uno stato di chetosi, ossia la produzione di corpi chetonici a partire dai grassi presenti nei tessuti che vengono utilizzati per produrre energia. I corpi chetonici così prodotti agiscono sul sistema nervoso centrale portando ad un aumento sia del senso di sazietà, grazie alla riduzione dei livelli di grelina, un ormone che stimola l’appetito, sia del miglioramento dell’umore. Entrambe queste condizioni associate alla rapida perdita di peso favoriscono l’aderenza dei pazienti alla dieta. Infatti, se la dieta mediterranea rimane la dieta di elezione grazie al suo ruolo protettivo contro la sindrome metabolica, il suo elevato contenuto di carboidrati può non consentire in alcune persone di ottenere un rapido e adeguato dimagrimento necessario per ridurre i rischi per la salute associata a diverse malattie metaboliche oltre che per motivare il paziente».
«Le diete chetogeniche», illustra Olga Disoteo, diabetologa del S.S.D. Diabetologia A.S.S.T. "Grande Ospedale Metropolitano Niguarda" di Milano, «possono essere considerate a tutti gli effetti delle “terapie metaboliche”. Come tali devono essere gestite da personale esperto in grado di selezionare in modo corretto i pazienti e le patologie che possono giovarsi di tali terapie quali ipertensione arteriosa, diabete mellito di tipo 2 all'esordio, dislipidemie, sindrome metabolica, osteopatie o artropatie severe, obesità complicata con e senza indicazione alla chirurgia bariatrica. È indispensabile garantire uno stretto monitoraggio clinico al fine di ridurre i potenziali effetti collaterali. Il rapido calo di peso dovuto a queste diete nelle persone obese o sovrappeso con insulino resistenza si associa a una riduzione dei livelli di acidi grassi nel sangue, di insulina e della glicemia a digiuno. Nelle persone con diabete di tipo 2 all'esordio, alcuni studi hanno dimostrato un miglioramento della funzione delle beta cellule secernenti insulina e una riduzione dell’insulinoresistenza con miglioramento del compenso glicemico».
«Va ricordato», afferma Davide Brancato, endocrinologo presso il Centro di Riferimento Regionale per la Diabetologia della Sicilia, Ospedale Civico di Partinico, «che le diete chetogeniche si caratterizzano anche per un elevato apporto lipidico, superiore al 60 percento dell’apporto calorico giornaliero, determinando un aumento del colesterolo LDL, ossia il colesterolo “cattivo”, causa dello sviluppo di aterosclerosi. Se per brevi periodi, inferiori alle 4 settimane, le diete chetogeniche possono essere molto utili nella cura delle persone con obesità e diabete mellito di tipo 2, la mancanza di studi a lungo termine e su un numero sufficiente di pazienti non consente di escludere che tali diete possano addirittura favorire nel lungo periodo proprio le complicanze associate al diabete, quali infarto del miocardio, ictus, arteriopatia agli arti inferiori, che invece dovrebbero essere contrastate da una dieta adeguata. Da questo punto di vista, la dieta mediterranea si è invece ampiamente dimostrata efficace nel miglioramento dei parametri metabolici e nella riduzione del rischio cardiovascolare».

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25/05/2017 Andrea Sperelli


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