(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) questo suggerimento. Mangiarli per ultimi pu essere una buona strategia, spiegano gli autori.
Gabriele Ricciardi, Endocrinologo dellUniversit Federico II di Napoli, spiega: Si sa gi, anche da studi precedenti, che se all'inizio del pasto ci sono alimenti ricchi di fibre, come la verdura, queste hanno leffetto sia di migliorare il senso di saziet, sia di rallentare l'assorbimento del glucosio. Anche le proteine hanno un effetto in questo senso: se mezz'ora prima di sedersi a tavola si fa un piccolo spuntino a base di alimenti proteici - basta una manciata di noccioline viene stimolata la secrezione insulinica, per cui quando arrivano i carboidrati l'organismo gi predisposto a metabolizzarli. importante che i pazienti seguano una dieta corretta.
Uno studio pubblicato su Diabetic Medicine da un gruppo della Nelson Mandela Metropolitan University di Port Elizabeth, in Sud Africa, dimostra inoltre che la rinuncia completa ai carboidrati non di per s un fatto positivo per chi diabetico. Stando ai dati, infatti, una dieta povera di carboidrati non pare diversa nei suoi esiti da un regime alimentare ad alto contenuto in termini di indicatori metabolici e di controllo glicemico. Il primo autore Hamish van Wyk spiega: L'uso delle diete povere di carboidrati ha destato grande attenzione negli ultimi anni, e molti studi suggeriscono che la riduzione di carboidrati dovrebbe essere l'approccio iniziale nei casi di diabete neo-diagnosticato di tipo 2.
risaputo che intervenendo sul consumo di carboidrati si pu ottenere nel breve periodo una riduzione significativa della glicemia (e del peso corporeo), ma finora nessuno ha mai stabilito quale sia la quantit giusta per i diabetici.
Lo scopo di questa revisione era di individuare un messaggio coerente per l'uso di diete povere di carboidrati nelle persone con diabete di tipo 2, spiegano i ricercatori.
Gli scienziati hanno realizzato un'analisi degli archivi biomedici per individuare gli studi effettuati sull'argomento. I criteri di inclusione erano i seguenti: 1) studi controllati randomizzati per pi di 4 settimane su persone con et superiore ai 18 anni affette da diabete di tipo 2; 2) apporto di carboidrati inferiore al 45 per cento dell'apporto energetico totale giornaliero; 3) valutazione dietetica alla fine dello studio.
Al termine della selezione, 12 studi hanno soddisfatto i criteri di inclusione, e da questi emerge l'assenza di differenze significative tra diete ad alto e basso contenuto glucidico nel controllo glicemico, anche se il calo ponderale si rivelato maggiore con le diete povere di carboidrati, ha concluso van Wyk. Fonte: Diabetic Medicine

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02/10/2017 Andrea Piccoli


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