(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) (quali rituximab, ofatumumb e obinutizumab) mirati alla proteina Cd20 espressa sui linfociti leucemici», precisa Cuneo «ma oggi disponiamo di una nuova classe di farmaci biologici per via orale - ibrutinib, idelalisib e venetoclax - che hanno come bersaglio specifici meccanismi che tengono in vita le cellule leucemiche e hanno migliorato molto la sopravvivenza dei pazienti affetti da Llc».
In particolare, venetoclax è stato approvato di recente negli Stati Uniti, ottenendo anche il via libera del Comitato tecnico dell'Agenzia europea del farmaco.
«Il venetoclax» spiega Giovanni Del Poeta, associato di malattie del sangue dell'Università di Tor Vergata Italy «è una sequenza proteica peptidomimetica che blocca la proteina Bcl-2, potente regolatricedelciclo cellulare che, quando è iperespressa nelle cellule tumorali, ostacola la morte programmata delle cellule e
conferisce inoltre chemioresistenza. In particolare il farmaco va a occupare una "tasca" della Bcl-2, spiazzando così le molecole proapoptotiche che erano bloccate al suo interno e che tornano in tal modo ad agire (modificando la permeabilità della membrana mitocondriale e attivando altre molecole effettrici apoptotiche), scatenando la morte delle cellule leucemiche senza intaccare quelle sane».
I test genetici sono fondamentali per capire che tipo di risposta ci sarà a un determinato trattamento, come spiega ancora Cuneo: «Oggi, grazie a test genetici, siamo in grado di identificare i pazienti che hanno un'elevata probabilità di rispondere al trattamento chemioimmunoterapico e di rimanere, al termine del ciclo di terapia, con una malattia silente per anni».
Nella maggioranza dei casi, quindi, il trattamento di prima linea è la chemioimmunoterapia, ma il 10 per cento dei pazienti è portatore di lesioni genetiche che annunciano la mancanza di risposta al trattamento. Ciò è dovuto alla mutazione del gene p53 sul cromosoma 17, che agisce facendo morire la cellula quando subisce dei danni, e che in caso di malfunzionamento ha effetti negativi sulla chemioimmunoterapia. L'aspettativa di vita per questi soggetti è particolarmente negativa, inferiore a 2-3 anni. «Proprio per questa classe di pazienti, e per chi subisce
ricadute dopo la chemioimmunoterapia, oggi disponiamo di questa nuova target therapy in grado di produrre risposte positive straordinarie in oltre ¾ dei pazienti, privi in precedenza di una prospettiva di cura efficace», chiarisce Cuneo. «La perdita della funzione p53 può avvenire o per delezione dell'intero cromosoma o per mutazione di un singolo nucleotide. Questo è un problema pratico: per evidenziare se si tratta di una delezione o di una mutazione bisogna usare due test diversi, cosa spesso non effettuata, impedendo di identificare i pazienti da indirizzare alle nuove terapie biologiche e che vengono lasciati così erroneamente in chemioimmunoterapia», evidenzia Paolo Ghia, direttore medico Programma di ricerca strategica sulla Llc dell'Irccs San Raffaele di Milano.
«Questi nuovi farmaci», riprende Ghia, «sono il primo caso nella storia di approvazione dopo gli eccezionali risultati di trial di fase II in pazienti senza alternative, anche se si eseguirà la fase III per la conferma della validità dei dati. Un progresso importante al quale ha contribuito in modo rilevante la ricerca italiana. Prima ci si accontentava di una risposta completa sotto il profilo clinico, ovvero la mancata visione della malattia usando la Tc o l'esame del midollo», spiega Ghia. «Oggi si va a un livello più profondo, con tecniche come l'amplificazione genica (Pcr) o la citometria a flusso per indagare il numero di cellule leucemiche residue nel sangue: con il riscontro di meno di 1 cellula di Llc ogni 10mila leucociti si parla di
assenza di "malattia minima residua", che si è dimostrata associata a tempo di ricaduta più lungo ed è stata approvata quest'anno dall'Ema come endpoint intermedio nei nuovi studi clinici prospettici per l'approvazione dei farmaci. Con lo sviluppo in corso della 'next generation sequencing' si arriverà ad accertare con sicurezza la presenza di una cellula leucemica su 1 milione di leucociti normali. Il risultato si raggiunge in una percentuale ancora più ampia di pazienti aggiungendo rituximab: il follow-up è ancora breve ma questa risposta apre alla possibilità futura di interrompere la terapia».
Leggi altre informazioni
10/11/2016 Andrea Sperelli


Puoi fare una domanda agli specialisti del e iscriverti alla , riceverai ogni 15 giorni le notizie più importanti.

Keywords |

Sondaggi Nei preliminari sessuali non bisogna tralasciare...
Che cosa? Vota | Risultati

Tutti i SONDAGGI di ItaliaSalute.it

Italia Salute sempre con te

Abbonati ai Feed Rss Aggiornamenti 
              sulla salute, sulla medicina, promozioni La Pubblicità su Italia Salute

Le informazioni di medicina e salute non sostituiscono l'intervento del medico curante


danabol-in.com/shop/town-har-kov/tabletirovannye/stanazolol/

danabol-in.com

https://danabol-in.com