(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) con il dott. Gian Luca De Salvo dellUnit di Ricerca Clinica dellIstituto Oncologico Veneto, stato selezionato fra oltre 5mila proposte per essere presentato al meeting annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) domenica 3 giugno a Chicago, nella sessione dedicata ai quattro studi che avranno il maggior impatto sulla cura del paziente.
"Abbiamo trattato il rabdomiosarcoma allo stesso modo per pi di 30 anni e, sebbene siano stati provati diversi approcci, questo stato il primo studio capace di dimostrare un effettivo miglioramento della sopravvivenza dei pazienti spiega il prof. Bisogno . Grazie ad un uso innovativo dei farmaci esistenti, stiamo stabilendo un nuovo standard di cura e, soprattutto, stiamo aiutando bambini e adolescenti con questo tumore raro a vivere pi a lungo e con meno rischi di recidiva".
Il rabdomiosarcoma rappresenta il 4% di tutti i tumori infantili. Ha origine nel tessuto muscolare e pu manifestarsi in qualsiasi parte del corpo, ma pi spesso nella testa, nel collo, negli arti e nell'addome. La prognosi generalmente buona: fino all'80% dei bambini pu essere curato tramite chemioterapia intensiva, radioterapia e chirurgia. La percentuale scende al 20-30% per quei bambini che presentano metastasi alla diagnosi o una recidiva dopo il trattamento iniziale.
Lo studio ha riguardato 371 pazienti di et compresa tra 6 mesi e 21 anni (il 79% aveva meno di 10 anni), considerati ad alto rischio di recidiva a causa di tumori di grandi dimensioni o situati in una parte del corpo difficile da trattare (ad esempio la testa).
Dopo aver completato il consueto trattamento iniziale, una parte dei pazienti ha proseguito con la cura standard, mentre laltra parte ha intrapreso per sei mesi una terapia di mantenimento con basse dosi di due farmaci chemioterapici, vinorelbina per via endovenosa e ciclofosfamide per via orale.
I risultati hanno dimostrato come, a cinque anni dalla diagnosi (la maggior parte dei bambini con rabdomiosarcoma, che dopo questo lasso di tempo sono ancora in vita, sono considerati guariti poich la recidiva del tumore eccezionale), la sopravvivenza fosse del 73,7% nel gruppo con trattamento standard e dell86,5% nel gruppo di mantenimento.
Gli effetti indesiderati prodotti dalla nuova terapia si sono rivelati contenuti e molto pi bassi rispetto a quelli che si vedono con le cure standard. Quello pi comune, ovvero il basso numero di globuli rossi, si presentato in maniera lieve, mentre la neutropenia febbrile (febbre causata da livelli molto bassi di globuli bianchi) ha riguardato il 25% dei pazienti. Gli effetti collaterali neurologici si sono risolti dopo la conclusione del trattamento. Come per la maggior parte delle chemioterapie, tuttavia, gli effetti collaterali a lungo termine sono ancora possibili e, pertanto, i pazienti continueranno a essere monitorati.
I risultati di questo studio hanno gi cambiato lo standard di cura in Europa e con ogni probabilit lo cambier nel resto del mondo conclude il prof. Bisogno . Stiamo collaborando con i colleghi nordamericani per comprendere come integrare la terapia di mantenimento nei loro protocolli di trattamento che sono leggermente diversi da quelli europei.

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06/06/2018 Andrea Sperelli


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