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Anche la sopravvivenza globale e quella libera da progressione risultano maggiori con Inotuzumab, anche se il trattamento è associato a un'elevata incidenza di malattia epatica veno-occlusiva.
Il prof. Hagop Kantarjian, coautore dell'articolo, spiega: «La leucemia linfoblastica acuta recidivante o refrattaria è una forma leucemica aggressiva che ha urgente bisogno di nuove opzioni terapeutiche. Rispetto al trattamento consueto, una percentuale significativamente maggiore di pazienti è stata in grado di sottoporsi al trapianto dopo terapia con Inotuzumab ozogamicin, con tassi rispettivi dell'11% e del 41%. E poiché il trapianto di cellule staminali è considerato l'unica opzione di trattamento curativo, la capacità dell'Inotuzumab ozogamicin di aumentare il numero di pazienti che possono procedere al trapianto è incoraggiante», conclude Kantarjian.
«Noi clinici pensiamo a inotuzumab ozogamicin come un farmaco capace di darci 'la certezza della cura', rappresentando pertanto per i malati affetti da LLA una grande opportunità», afferma Giovanni Martinelli, ematologo e Direttore Scientifico dell'Istituto Italygnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori IRST-IRCCS di Meldola «il farmaco è molto moderno e caratterizzato da un innovativo meccanismo d'azione: si tratta di un anticorpo monoclonale, coniugato ad un chemioterapico, in grado di riconoscere e legarsi, attraverso la sua funzione anticorpale, a una specifica proteina presente sulla superficie delle cellule bersaglio.
Dopo il legame, l'anticorpo rilascia, solo a livello delle cellule bersaglio, il farmaco chemioterapico rappresentato dalla piccola molecola di calicheamicina. Questo meccanismo d'azione altamente selettivo permette ainotuzumab ozogamicin di avere un'efficacia senza precedenti e un profilo di tossicità assolutamente gestibile, con il conseguente vantaggio di rendere una percentuale cospicua di pazienti eleggibili per il trapianto di cellule staminali emopoietiche, unica possibilità di cura ad oggi. Inotuzumab ozogamicin è quindi efficace, maneggevole, si somministra in ambulatorio, agisce rapidamente e rappresenta un valido alleato per il trattamento di una patologia molto grave».
Il farmaco è indicato in monoterapia per il trattamento di pazienti adulti con Lla da precursori delle cellule B CD-22 positivi, recidivante o refrattaria; per la Lla positiva per il cromosoma Philadelphia (Ph+), i pazienti devono aver fallito il trattamento con almeno un inibitore della tirosinchinasi (TKI).

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19/10/2018 Andrea Piccoli


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