(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) diabete o morire. Durante la simulazione il paziente poteva progredire in una delle condizioni sopra riportate o rimanere in quella in cui si trovava in funzione del suo BMI (Body Mass Index).
Nell’analisi sono stati considerati tre tipi di interventi chirurgici: il bypass gastrico, la gastrectomia verticale parziale e il bendaggio gastrico aggiustabile.
Il modello stimava per le due opzioni a confronto i costi medi per paziente, gli anni di vita, gli anni di vita aggiustati per la loro qualità (QALY) e il rischio assoluto di sviluppare eventi cardiovascolari, arteriopatie periferiche e diabete.
Nell’analisi condotta usando l’orizzonte temporale lifetime, la chirurgia bariatrica ha comportato un guadagno per paziente di ben 3.2 QALY - ovvero oltre tre anni di vita vissuta in condizioni di salute ottimale - e una riduzione della spesa per paziente di € 11.384, risultando l’opzione più efficace e meno costosa rispetto all’approccio non chirurgico.
Nell’analisi condotta con orizzonte temporale a 10 anni, la chirurgia bariatrica si è dimostrata sempre l’opzione più efficace con un guadagno medio di 1,1 QALY ma non la meno costosa in quanto comportava un aumento di € 1.862 per paziente. In ogni caso, la chirurgia bariatrica è risultata essere l’opzione costo-efficace in quanto l’ICER ricavato era di € 1.681 per QALY, al di sotto della soglia di € 50.000 prevista in Italia per tutti i tipi di intervento in sanità.
Dalla valutazione condotta, i risultati hanno mostrato un’elevata costo-efficacia della chirurgia bariatrica in confronto a un approccio non chirurgico. Nello scenario lifetime, la chirurgia bariatrica ha mostrato un profilo di efficacia maggiore e un costo medio inferiore grazie all’impatto sugli eventi cardiovascolari, diabete e mortalità associabili alla riduzione di BMI. Anche considerando un orizzonte temporale più corto, pari a 10 anni, la chirurgia bariatrica è risultata l’opzione preferibile dal punto di vista del rapporto di costo-efficacia.
“La chirurgia bariatrica - ha dichiarato Luciana Scalone del Centro di Studio e Ricerca sulla Sanità Pubblica (CESP) nel presentare i dati dello studio - offre un’opzione di trattamento efficace contro l’obesità quando gli approcci conservativi falliscono. Comprendere l’impatto economico e clinico della chirurgia bariatrica è di fondamentale importanza per i clinici e i decisori sanitari, al fine di poter scegliere in maniera consapevole l’opzione di trattamento complessivamente più efficiente, in quanto più efficace per i pazienti e meno costosa, o comunque economicamente sostenibile per il sistema sanitario, almeno nel breve o medio periodo”.
Ha dichiarato il dottor Marco Antonio Zappa, vice presidente SICOB (Società Italiana Chirurgia dell’Obesità): “La grande obesità rappresenta una grave condizione patologica e un importante fattore di rischio per il diabete, le malattie cardiovascolari, le malattie muscoloscheletriche e i tumori, e rappresenta un costo sociale e sanitario tra i più elevati. La terapia chirurgica della grande obesità attualmente in Italia risulta essere ai vertici europei e mondiali in termini di risultati a breve e a lunga distanza, sia in termini di calo ponderale che nella guarigione delle comorbilità”.
In Italia gli obesi sono 5,5 milioni. Oltre 100mila casi ogni anno. Questo si traduce in un costo annuo stimato in 9 miliardi di euro tra costi sanitari, calo di produttività, assenteismo e mortalità precoce. “I dati sono allarmanti - ha affermato Michele Carruba, direttore del Centro di Studio e Ricerca sull’Obesità - 57mila morti all’anno per cause attribuibili all’obesità, mille a settimana, 150 al giorno, uno ogni dieci minuti. Il costo annuo dell’obesità arriverebbe addirittura a più di 22 miliardi di euro se si calcolassero anche i costi complessivi delle patologie correlate all’obesità”.
“Per combattere l’obesità – ha concluso Marina Biglia, presidente dell’Associazione Amici Obesi Onlus (ente promotore dell’incontro) – è necessario uno sforzo comune di tutte le parti in causa e soprattutto un corretto approccio con specialisti del settore che possano curare il malato a 360 gradi in centri multidisciplinari specifici”.
Come si misura l’obesità? L’indice di massa corporea (Body Mass Index, BMI) è misurato come il rapporto tra peso (espresso in kg) e altezza (espressa in m2).
Il National Institute of Health (NIH) ha iniziato a definire la condizione di obesità in termini di BMI negli anni Ottanta e nel 1998 si è stabilito che un valore BMI superiore a 25 kg/m2 corrisponde alla soglia del sovrappeso e che un valore maggiore o uguale a 30 kg/m2 viene invece attribuito all’obesità.
“Negli ultimi anni - aggiunge il professor Michele Carruba, direttore del Centro di Studio e Ricerca sull’Obesità - alla misura del BMI è stata affiancata la misura della circonferenza vita che meglio descrive il rapporto tra l’obesità viscerale e il rischio di morbilità e mortalità: si considerano obesi gli uomini con girovita uguale o superiore a 102 cm, mentre per le donne il valore è di 88 cm”.
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20/05/2016 Andrea Sperelli


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