(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) cobicistat che ne aumenta l’assorbimento; inoltre, la combinazione dell’emtricitabina/tenofovir alafenamide fumarato (TAF), due inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa, rappresenta a sua volta un’innovazione. La novità è la presenza del TAF, un profarmaco che, rispetto al suo predecessore tenofovir disoproxil fumarato (TDF) usato nelle terapie combinate tradizionali, mostra una riduzione degli effetti collaterali a livello renale e di densità ossea, frequenti soprattutto in caso di co-somministrazione con gli inibitori delle proteasi. La combinazione di tre antiretrovirali rappresenta una terapia standard per le infezioni da HIV, ma la loro combinazione in una singola compressa permette di avere una maggiore aderenza terapeutica associata alla facilità di assunzione che ne aumenta l’efficacia. Grazie alla presenza dell’inibitore delle proteasi darunavir, che ha un’elevata barriera genetica, questa terapia rappresenta un’ottima opportunità come primo e immediato trattamento perché, non inducendo resistenze virali in caso di fallimento, garantisce la possibilità di usare le altre classi di farmaci nel corso della vita del paziente».
Altre terapie STR sono già disponibili per trattare l’infezione da HIV-1 e sono quindi già noti i vantaggi in termini di aderenza al trattamento, soddisfazione del paziente e risultati virologici rispetto ai regimi che richiedono l’assunzione di più compresse.
«Uno dei principali vantaggi per il paziente – spiega Andrea Antinori, Direttore del Dipartimento di Clinica e di Ricerca Clinica dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive L. Spallanzani di Italy – è rappresentato dalla facilità di assunzione della terapia in compressa singola, superando uno dei principali problemi delle tradizionali terapie antiretrovirali, ossia l’aderenza terapeutica. Inoltre, la presenza di darunavir, farmaco con una ‘elevata barriera genetica’ permette di utilizzare questa terapia ancor prima di ricevere l’esito dei test genotipici per la valutazione delle resistenze virali, permettendo così un intervento tempestivo nei casi in cui questo sia necessario. Questa caratteristica risulta fondamentale nei pazienti con infezione acuta, che necessitano un trattamento entro le prime 24 ore, o nei pazienti con diagnosi di AIDS, che vanno trattati il prima possibile. In questi ultimi, che già presentano un sistema immunitario compromesso e manifestazioni opportunistiche, e che rappresentano il 15% delle nuove diagnosi, iniziare la terapia immediatamente si associa ad un beneficio clinico. Va detto comunque che l’infezione da HIV è ancora un’emergenza: in Italia il numero delle nuove diagnosi è stabile negli ultimi 10 anni, con 3.500 nuove diagnosi all’anno. Recentemente si sta diffondendo, in casi selezionati, l’approccio ‘test and treat’, ossia il trattamento del paziente subito dopo la diagnosi. Questo approccio terapeutico si è dimostrato efficace, nei pazienti con alto rischio di perdita al follow-up, nel mantenere il paziente legato al percorso terapeutico, disincentivando l’abbandono delle cure che può seguire la diagnosi di HIV. Da dati epidemiologici, sappiamo che il 18% dei soggetti diagnosticati non è in trattamento. Tale ritardo si verifica anche perché diversi pazienti non si presentano alla visita successiva, interrompendo il passaggio dalla diagnosi al trattamento. Offrire un trattamento tempestivo consente di dare un riferimento immediato al paziente oltre che di abbattere rapidamente la carica virale, riducendo il rischio di trasmissione al partner. Per adottare la strategia del trattamento immediato servono farmaci che siano attivi anche in presenza di resistenza agli antivirali. Tale strategia non è comunque adottabile in tutta la popolazione, ma solo laddove vi siano rischi di perdita al follow-up o di insufficiente aderenza al percorso di cura».
Alla base dell’approvazione di questo nuovo trattamento farmacologico, ci sono stati due importanti studi registrativi. Lo studio AMBER, condotto su pazienti naïve a terapia antiretrovirale, ha mostrato un’efficacia confrontabile nella soppressione virale e una riduzione di effetti collaterali della terapia STR rispetto alla combinazione giornaliera di darunavir/cobicistat co-somministrato a emtricitabina/TDF. Lo studio EMERALD ha inoltre dimostrato che la terapia combinata STR ha fatto registrare un basso tasso di fallimento e un elevato successo virologico in adulti sieropositivi per HIV-1 in soppressione virologica passati alla terapia STR da un regime standard con inibitore di proteasi potenziato.

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08/10/2018 Andrea Piccoli


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