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tratta di un diritto al quale si può parzialmente rinunciare in nome di un
controllo maggiore delle proprie condizioni di salute?

La raccolta di dati sanitari attraverso le nuove tecnologie non necessariamente richiede rinunce del diritto alla privacy, anzi lo sviluppo di soluzioni professionali e standardizzate deputate a questo scopo possono irrobustire e non ridurre le protezioni lato privacy dell’utente. Un’accurata informazione al cliente e l’adozione di adeguate tecnologie per la protezione dei dati possono infatti paradossalmente innalzare la protezione dei dati del paziente oggi spesso archiviati in modo frammentato e senza particolari protezioni su supporti cartacei (o anche informatici) presso diversi provider (il proprio medico di famiglia, uno o più specialisti, centri diagnostici, casa propria, i parenti).
L’importante è sensibilizzare l’utente nel decidere come e con chi condividere i propri dati anche in funzione della serietà del servizio e del provider e a vivere positivamente le richieste di consenso da parte dei provider.
Ad esempio, parlando delle sempre più numerose app dedicate alla salute, paradossalmente oggi, in mancanza di una sensibilizzazione concreta (e non conservativa) sul tema, si rischia di favorire agli occhi del cliente le app più ‘rischiose’, ovvero che offrono meno protezioni, perché basate su procedure di registrazione molto semplici (ad esempio molte app estere che esportano i dati negli USA o addirittura in Cina e che non offrono un’adeguata informativa sulla privacy) rispetto a quelle che offorno un’informativa complessa e richiedono consensi multipli come per i servizi più rispettosi della normativa della privacy italiana.

2) Non esiste il pericolo che la vastissima scelta di app sull'argomento
costituisca paradossalmente un pericolo per la salute del soggetto, che
tenderà a sentirsi "al sicuro" semplicemente scaricandole, riducendo così i
controlli "veri"?

Assolutamente no, perché possono rappresentare un utile strumento di supporto all’autodiagnosi e alla gestione della propria salute, che comunque avrebbe luogo, con meno informazioni e senza ‘guida’. Ovviamente questo vale se le app sono clinicamente valide ed è correttamente rappresentato cosa si può e non può fare - esse possono dare luogo a controlli altrettanto veri di esami di laboratori, solo diversi. In questo è molto importante che l’utente si documenti sul fornitore dell’app, sulla sua serietà scientifica, e verifichi quali sono i limiti delle informazioni e consigli prestati. Ad ogni modo in nessun caso ci si deve sostituire al medico, ma queste app e servizi, purchè qualificati, possono essere un utile complemento, soprattutto negli intervalli tra una visita e l’altra, o ad aiutare il soggetto a capire meglio l’urgenza di una visita dal medico.

3) La qualità delle app in questione può essere certificata solamente sulla
base della valutazione dei programmatori o non sarebbe necessario, al
contrario, un filtro medico-scientifico?

Già oggi la qualità delle app non è certificata dai programmatori, ma dal parere delle società medico-scientifiche specialistiche (ad esempio la Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa), e dalla valutazione di enti terzi che valutano la rispondenza dell’App alle normative europee per la messa in commercio di dispositivi medici e che verificano quindi l’esistenza delle condizioni perché l’utilizzo di tali app non arrechino danno alla salute ma anzi possano darne un utile beneficio. Ad esempio il servizio AMICOMED, oltre ad avere l’egida della società italiana dell’ipertensione arteriosa, utilizza un algoritmo certificato CE per uso medico Classe IIa, ed è erogato da una struttura autorizzata dall’ASL.
Bene sarebbe nuovamente sensibilizzare la popolazione sul tema e spiegare dove e come verificare la sussistenza di tali requisiti che garantiscono l’effettiva serietà clinica di tali App e/o servizi.

4) Nel caso in cui un'app specifica ponesse un dubbio sulla salute del
soggetto poi smentito da un controllo medico reale, ciò non costituirebbe
una sorta di cortocircuito nella relazione medico-paziente, ledendo il
vincolo di fiducia che necessariamente deve esistere fra i due?

No, al contrario, affermerebbe il ruolo del medico come ultimo e più elevato livello di controllo, sgravandolo però al contempo di tutti quei controlli sui casi non necessari che saranno stati preventivamente ‘intercettati’ dall’App. È quindi un’utile funzione di ‘filtro’ per dedicare le risorse critiche (i medici) ai casi che effettivamente lo richiedono, nel contempo risparmiando al soggetto il tempo e costo di recarsi dal medico se non necessario.

5) La nuova tendenza dettata dalle app sanitarie non rischia di alimentare
la sempre popolare cattiva abitudine dell'autodiagnosi?

Più che alimentarla, fornire informazioni qualificate perché sia la più corretta possibile.
La tendenza all’autodiagnosi è una situazione inarrestabile in presenza di accessibilità sempre più ridotta e costosa (in termini sia di tempo sia di costo) al medico; quindi molto meglio fornire dei supporti medico-scientifici qualificati a tale autodiagnosi, per ridurne il margine di errore e l’arbitrarietà, evidenziando laddove l’autodiagnosi deve assolutamente arrestarsi. Tanto che tutte le linee guida enfatizzano il ruolo delle misurazioni e del supporto domiciliare come importante complemento al ruolo del medico.

6) La classe medica è pronta a una rivoluzione di questo tipo e con quale
spirito si pone all'idea di gestire un flusso di dati sempre più imponente?

Come tutte le innovazioni, queste hanno bisogno di tempo per essere pienamente “digerite” e come ogni cambiamento ci saranno persone più o meno entusiaste e pronte ad abbracciarlo. È comunque in atto un percorso, forse ancora troppo lento e disomogeneo, perché anche la classe medica riconosca appieno le potenzialità delle nuove tecnologie, si pensi ad esempio alle recenti linee guida sulla telemedicina emanate dall’Istituto superiore di sanità e alla valutazione delle regioni o anche l’esplicita considerazione della stessa nelle più recenti linee guida della deontologia professionale dell’ordine dei medici o della federazione dei medici di base. Soluzioni tecnologiche possono infatti facilitare l’acquisizione e la gestione di flussi di dati significativi, preziosissime ai fini della singola diagnosi o dell’avanzamento della ricerca scientifica, operando un’efficace azione di consolidamento e filtro, altrimenti molto difficile.

7) Dal punto di vista del medico, questa mole di dati in arrivo è da
considerarsi un ausilio per la gestione del paziente o non può essere
avvertito come un ulteriore peso che potrebbe anche abbassare la qualità del
lavoro del professionista?

Al contrario, può consentire al medico di focalizzare la propria attenzione solo sulle situazioni che effettivamente lo richiedono, liberandogli l’agenda da tutte quelle situazioni che possono essere altrimenti gestite, e al contempo fornendogli un quadro strutturato della situazione e delle informazioni disponibili laddove il suo intervento e la formazione di una sua diagnosi siano essenziali.

In caso di domande e di dubbi sull'ipertensione arteriosa, gli esperti di AmicoMed possono essere contattati anche sulle pagine del .


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18/09/2014 Andrea Piccoli


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