(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) insufficienza renale in circa il 30% dei casi e nel 5% dei pazienti essere addirittura mortale, potrebbe presto diventare più semplice con febuxostat, un farmaco già ampiamente usato per ridurre l’acido urico nei malati di gotta: febuxostat, sicuro e ben tollerato, fin dal primo giorno di trattamento si comporta come uno “spazzino” diminuendo di circa il 30% i livelli di acido urico nel sangue rispetto all'allopurinolo, il farmaco impiegato ormai da trent'anni. Lo dimostrano i dati preliminari dello studio FLORENCE (Febuxostat for tumor Lysis syndrOme pREvention iN hematologiC malignanciEs), la più ampia sperimentazione clinica internazionale mai condotta in questo ambito, presentati oggi in anteprima a Firenze, la città dove lo studio è stato disegnato, con un investimento di circa 50 milioni di euro per l’intero programma di sviluppo di Febuxostat nella sindrome da lisi tumorale.
La ricerca, iniziata nel 2012, ha coinvolto circa 350 pazienti adulti dei reparti onco-ematologici di 79 centri distribuiti in 12 Paesi (Italia, Germania, Spagna, Spagna, Russia, Croazia, Polonia, Repubblica Ceca, Italynia, Serbia, Ucraina, Ungheria e Brasile); l'Italia ha avuto il coordinamento internazionale della sperimentazione (per la quale pazienti a rischio medio o elevato di lisi tumorale sono stati suddivisi casualmente in due gruppi, uno trattato con febuxostat e l'altro con allopurinolo).
“I dati preliminari mostrano che dopo appena un giorno dall'inizio della terapia il febuxostat riduce maggiormente l’acido urico in circolo rispetto ad allopurinolo, mantenendo l'effetto per tutta la durata del trattamento – con una superiorità globale di circa il 30%” spiega Michele Spina, condirettore della Divisione A di Oncologia del Istituto Nazionale Tumori di Aviano (PN) e coordinatore internazionale dello studio FLORENCE –. “La riduzione è perciò molto superiore a quella ottenuta con allopurinolo, senza alcun impatto sulla funzionalità renale o effetti collaterali di rilievo. Tutto questo può avere implicazioni cliniche rilevanti, perché sappiamo che per ogni incremento di acido urico nel sangue pari a 1 mg/dl il rischio di sviluppare la sindrome da lisi tumorale raddoppia”.
La sindrome è un effetto collaterale della chemioterapia e si verifica quando un gran numero di cellule tumorali, distrutte dai farmaci, liberano nel sangue sostanze tossiche in grande quantità, come l’acido urico, ed elettroliti quali potassio, fosforo e calcio, compromettendo la funzione renale o e/o provocando aritmie o convulsioni. Il rischio di sviluppare la sindrome dipende dalle caratteristiche del paziente e dallo stadio e l'estensione del tumore, e risulta più elevato nel caso di tumori aggressivi, che proliferano in fretta. “Queste neoplasie sono anche quelle che rispondono meglio ai chemioterapici, che agiscono proprio sulla replicazione delle cellule tumorali – spiega Spina – . “Perciò paradossalmente più è efficace la cura, più sale il pericolo della sindrome, che può essere grave al punto di mettere in pericolo la vita del paziente: scongiurare lo sviluppo della sindrome preserva perciò le possibilità di guarigione. La prevenzione si fa mantenendo ben idratato il paziente e assicurandosi che il sangue non acidifichi troppo, perché questo riduce la probabilità che l’acido urico precipiti a livello dei reni provocando un'insufficienza d'organo, e somministrando farmaci che diminuiscano le concentrazioni di questo. A oggi lo standard è allopurinolo, che tuttavia ha efficacia e tollerabilità più limitate; l'alternativa è un farmaco biologico da somministrare per via endovenosa, più costoso ed in alcuni paesi anche non disponibile. Feboxustat potrebbe perciò essere un'ottima opzione: si assume per bocca con una sola dose giornaliera, è ben tollerato e più efficace di allopurinolo, ed infine non molto costoso, fattore da non sottovalutare per il nostro sistema sanitario nazionale”.
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12/02/2014 Andrea Sperelli


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