(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) stato di salute (quasi il 53%).
La preferenza verso il farmaco di marca, sarebbe condizionata soprattutto dalla consuetudine, spesso quotidiana, ad assumere un medicinale riconoscibile dal nome commerciale, confezione, forma e colore ben precisi.
A questo proposito, interviene il prof. Ettore Ambrosioni, membro dell’European Society of Hypertension (ESH) e già Direttore della clinica medica dell’Università di Bologna, secondo il quale optare per il farmaco equivalente non deve diventare un gioco di quanto costa l’uno rispetto all’altro, perché altrimenti si producono solo svantaggi per il paziente. Inoltre, nel momento in cui si sceglie un farmaco non brand bisognerebbe cercar di continuare con il medesimo, senza poi cambiarlo tra vari generici come invece troppo spesso succede. L’obiettivo è infatti quello di non generare sfiducia nel paziente, che rischia di confondersi con scatole di tipo diverso e soprattutto di perdere aderenza alla terapia.

In questo senso, sempre secondo il Censis, i disagi maggiori sarebbero causati da eventuali cambiamenti relativi al nome del farmaco (73%), alla confezione (oltre il 57%), al colore della compressa (54,2%) e alla forma della compressa (50,7%). Questo avviene soprattutto nel caso degli anziani (oltre il 79% dichiara di avere problemi per l’eventuale cambio del nome del farmaco), degli uomini (oltre il 73%) e delle persone con pessimo stato di salute (quasi il 71%). Un buon 30% degli italiani, inoltre, ha dichiarato che potrebbe confondersi nel caso il farmacista gli consegnasse un medicinale contenente lo stesso principio attivo ma con confezione e nome differenti. Questa percentuale è rappresentata da una vasta area più fragile dal punto di vista sociale e con una consuetudine di rapporto, anche quotidiano, con i farmaci, e comprende soprattutto anziani (oltre il 39%) e donne (quasi il 28%).
Ecco allora che i cittadini associano al farmaco principalmente il nome commerciale facendo di quest’ultimo l’identificativo primo, pur sapendo che ne esistono altri che sono equivalenti. Per questo, ha importanza se per i farmaci che si assumono ve ne sono altri con uguale principio attivo, perché rispetto al nome commerciale del farmaco i cittadini si rapportano secondo la logica “questo farmaco è il mio farmaco”.

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10/02/2014 Tiziana Loprete


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