(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) a ricevere Pritelivir o Valaciclovir. Il primo agisce bloccando l'enzima virale elicasi, che serve a spacchettare i geni virali pemettendone la trascrizione, mentre l'altro inibisce competitivamente la Dna polimerasi.
Per 28 giorni, i soggetti hanno assunto il primo farmaco. Dopo altri 28 giorni di pausa, hanno cominciato ad assumere per altri 28 giorni il secondo farmaco. Nel corso del trattamento, sono stati raccolti tamponi genitali per 4 volte al giorno.
Del gruppo iniziale, 56 hanno completato entrambi i periodi di terapia al momento della conclusione dello studio, spiegano gli autori.
I dati indicano una progressione delle lesioni nel 2,4 per cento dei tamponi durante il trattamento con Pritelivir rispetto al 5,3% registrato nel periodo di trattamento con Valaciclovir.
Le lesioni genitali erano presenti rispettivamente nell'1,9 e nel 3,9 per cento dei giorni di osservazione dei due periodi. Anche la soppressione virale risultata significativamente maggiore durante il trattamento con Pritelivir. Coerentemente, l'intensit del dolore risultata maggiore nel periodo di osservazione associato a Valaciclovir.
Servono ulteriori ricerche per valutare l'efficacia e la sicurezza a lungo termine di
entrambi i trattamenti, conclude Wald, ma appare chiara al momento la superiorit di Pritelivir.
Un altro gruppo di ricercatori americani ne ha valutato l'efficacia in uno studio controllato pubblicato sul New England Journal of Medicine.
Oltre a frenare la diffusione virale nelle persone gi colpite dal virus, Pritelivir sembra in grado di dimezzare la vitalit del virus stesso, riducendo cos di molto le possibilit di un contagio.
Gli scienziati hanno coinvolto 156 pazienti affetti da herpes genitale e li hanno seguiti per un mese. Il dott. Richard Whitley, docente di malattie infettive presso l'Universit dell'Alabama e coautore della ricerca, spiega: C stata una rilevante diminuzione della probabilit di diffusione virale in questo studio. Siamo allinizio di una nuova era.
L'herpes genitale provoca molto dolore e interessa il pi delle volte anche il retto. In caso di gravidanza la sua pericolosit estrema, minacciando la vita del neonato se l'infezione avviene durante il parto. Un'altra caratteristica del virus la sua latenza. Anche quando ha la peggio, il virus rimane infatti nelle cellule nervose e approfitta del minimo indebolimento immunitario per tornare ad attaccare l'organismo che lo ospita.
Nel corso della ricerca, i volontari sono stati divisi in cinque gruppi, uno dei quali ha ricevuto un placebo e gli altri diverse dosi del farmaco. L'effetto del medicinale si dimostrato dose-dipendente, ovvero la maggiore efficacia stata associata con la dose pi alta del farmaco (75 mg/die). In questo sottocampione, la diffusione virale si attestata al 2 per cento contro il 27 per cento del gruppo placebo.
Non sono emersi effetti collaterali gravi, ma vanno naturalmente condotti studi pi approfonditi. Una ricerca precedente, realizzata sulle scimmie, aveva fatto emergere alcune conseguenze preoccupanti per la salute, in particolare anomalie del sangue e reazioni cutanee. Sull'uomo, invece, almeno in questo primo tentativo non sono stati registrati effetti collaterali cos negativi.

Fonte: Jama/New England Journal of Medicine
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13/01/2017 Andrea Sperelli


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