(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) quotidiana”. Per svolgere un'attività sportiva è necessario un certificato rilasciato dal proprio medico di famiglia, mentre per chi intende affrontare attività di tipo agonistico, l'aspirante atleta “deve sottoporsi a una visita da parte di uno specialista in medicina dello sport, che approfondisce i controlli con altri esami, tra cui un elettrocardiogramma a riposo e un altro eseguito dopo che l'atleta è rapidamente salito e sceso da un gradino per alcuni minuti. È evidente che questa prova non ha la stessa capacità diagnostica di un vero e proprio test da sforzo, ma semplicità e basso costo lo rendono adatto a un programma di screening che non sarebbe fattibile con strumenti più sofisticati”, precisa Pigozzi.
Secondo le statistiche, una persona su cento non ottiene l'idoneità alla pratica sportiva, nella maggior parte dei casi proprio per problemi al cuore. A sottolineare l'importanza della prevenzione in questo ambito è il prof. Gaetano Thiene, docente di Patologia cardiovascolare presso l'Università di Padova, autore di una pubblicazione sul Journal of the American Medical Association che sostiene proprio la necessità di uno screening accurato: “dal 1979, prima dell'introduzione dell'obbligo dei controlli, al 2004, in Veneto l'incidenza di morte improvvisa tra i giovani atleti è calata quasi del 90%, mentre nello stesso periodo la frequenza di questi eventi tra i ragazzi che non praticavano sport non si è modificata. Bisogna anche formare i medici perché imparino a riconoscere le situazioni a rischio, e indirizzino così gli atleti a ulteriori controlli: prima l'ecocardiografia e poi, se occorre, la risonanza magnetica — aggiunge Thiene —. Ma i risultati ottenuti in Veneto derivano anche da un grosso lavoro di ricerca compiuto attraverso le autopsie, che a mio parere in questi casi dovrebbero essere obbligatorie: solo studiando a fondo le cause di questi decessi se ne potranno impedire altri. Anche le società e le organizzazioni sportive dovrebbero contribuire a finanziare questa ricerca, per la quale sarebbe fondamentale l'istituzione di un Registro a livello nazionale”.
Se i controlli da effettuare risultano fondamentali nell'abbattere le percentuali di problemi cardiaci, vi sono tuttavia dei margini di imprevedibilità, come conferma Peter Schwartz, direttore della cattedra di Cardiologia dell'Università di Pavia: “alcune condizioni danno per la prima volta segno di sé nel momento in cui determinano l'arresto cardiaco. Ma anche queste non sono affatto morti inevitabili: in persone giovani, con cuori sani, questi eventi sono per lo più scatenati da aritmie facilmente reversibili con il defibrillatore elettrico. I medici sportivi che seguono gli atleti devono essere preparati a queste situazioni e pronti a intervenire immediatamente per superare la fase critica e salvare la vita dello sportivo. Non ci sono giustificazioni per non iniziare immediatamente le manovre di rianimazione cardiopolmonare mediante massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca. Prima si interviene, maggiori sono la probabilità di ristabilire il normale ritmo del cuore”.
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05/03/2018 Andrea Piccoli


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