(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) sulle categorie di rischio secondo l’International Metastatic Renal Cell Carcinoma Database Consortium (IMDC), la risposta globale era pari al 42% nei pazienti a rischio prognostico intermedio/sfavorevole.
Questa è la prima presentazione di dati di fase II per un anti-PD-1 in monoterapia nel trattamento di prima linea del carcinoma renale a cellule chiare metastatico. Questi risultati, così come altri dati dello studio, sono stati presentati al congresso annuale ASCO (Abstract #4500). Nel 2017 in Italia sono stati stimati 13.600 nuovi casi di tumore del rene (9.000 uomini e 4.600 donne), circa l’80% è costituto dal carcinoma a cellule chiare.
“I dati di KEYNOTE-427 presentati oggi sono molto rilevanti – ha spiegato la Prof.ssa Cora N. Sternberg, Direttore dell’Oncologia Medica presso l’Ospedale San Camillo-Forlanini di Italy -. È il primo dato disponibile in prima linea con un singolo agente immunoterapico, pembrolizumab. L’efficacia in termini di risposta globale è molto promettente in tutta la popolazione, soprattutto nei pazienti con CPS ≥1 che mostrano un tasso di risposta globale pari al 50%. Questo studio ha inoltre arruolato tutte le categorie dei pazienti secondo la classificazione IMDC e le risposte si sono viste in tutti i gruppi. Il profilo di tollerabilità di pembrolizumab appare migliore rispetto alle attuali alternative terapeutiche. Sono dati considerevoli anche in termini di razionalizzazione delle risorse: l’utilizzo di un singolo agente immunoterapico efficace e ben tollerato è meno costoso rispetto alle combinazioni di farmaci. È importante validare i dati promettenti di questo studio di fase 2 con uno studio di fase 3 randomizzato”.
“Siamo soddisfatti dei risultati promettenti di pembrolizumab da KEYNOTE-427, il primo studio di fase II che ha valutato un anti-PD-1 in monoterapia in prima linea nei pazienti con carcinoma renale a cellule chiare“, ha aggiunto il Dr. Roy Baynes, senior vice president and head of global clinical development, chief medical officer, Merck Research Laboratories. “Questi risultati supportano gli studi di pembrolizumab in prima linea e attendiamo l’evoluzione di quelli in corso sul carcinoma a cellule renali con pembrolizumab sia in monoterapia che in combinazione con altri farmaci“.
MSD possiede un esteso programma di sviluppo clinico sul carcinoma a cellule renali e sta procedendo con molteplici studi registrativi potenziali con pembrolizumab, in monoterapia e in combinazione con altri trattamenti, tra cui KEYNOTE -564, KEYNOTE -426 e KEYNOTE -581.

Lo studio Keynote -427
Nello studio KEYNOTE-427 sono stati arruolati 275 pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato in due coorti: pazienti con carcinoma renale a cellule chiare (Coorte A) e pazienti con carcinoma renale non a cellule chiare (Coorte B). I pazienti in entrambe le coorti hanno ricevuto pembrolizumab (200 mg in dose fissa per via endovenosa ogni tre settimane) fino a progressione della malattia, tossicità inaccettabile o fino a un massimo di 24 mesi nei pazienti che non mostravano progressione della malattia.
Secondo un altro studio, sarebbe efficace anche la combinazione axitinib - agente anti-angiogenesi - e pembrolizumab.
A dimostrarlo è uno studio apparso su The Lancet Oncology a firma di ricercatori del Georgetown Lombardi Comprehensive Cancer Center.
«Tentativi di sviluppare combinazioni di agenti anti-angiogenetici e immunoterapie basate su inibitori del checkpoint per il trattamento di pazienti con carcinoma renale avanzato, in passato hanno dato come risultato livelli inaccettabili di tossicità, e quindi le associazioni non sono state ulteriormente approfondite. Al contrario, la combinazione axitinib-pembrolizumab era sufficientemente tollerabile per consentire che gli agenti fossero somministrati ai livelli della dose approvata dalla Food and Drug Administration (Fda) per il singolo principio attivo», afferma Michael Atkins, autore principale dello studio.
Allo studio hanno partecipato 52 pazienti affetti da carcinoma renale avanzato senza precedenti trattamenti.
I dati indicano che nel 73% dei pazienti si è verificata una riduzione significativa del tumore. Il tempo medio in cui non si è manifestata progressione della malattia è stato di 20,3 mesi.
La riduzione della neoplasia era maggiore rispetto a quella osservata nei pazienti che assumevano solo uno dei due farmaci.
«Pensiamo che questa combinazione possa rappresentare un importante progresso nel trattamento della malattia e per aiutare a definire combinazioni di farmaci simili efficaci per altri tipi di cancro», concludono gli autori.
Leggi altre informazioni
06/06/2018 Andrea Sperelli


Puoi fare una domanda agli specialisti del e iscriverti alla , riceverai ogni 15 giorni le notizie più importanti.

Keywords |

Sondaggi Nei preliminari sessuali non bisogna tralasciare...
Che cosa? Vota | Risultati

Tutti i SONDAGGI di ItaliaSalute.it

Italia Salute sempre con te

Abbonati ai Feed Rss Aggiornamenti 
              sulla salute, sulla medicina, promozioni La Pubblicità su Italia Salute

Le informazioni di medicina e salute non sostituiscono l'intervento del medico curante