(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) una comorbidità con alcune patologie. Diversi autori hanno riportato, nelle loro descrizioni di casi studiati, dei tratti tipici che nella maggioranza dei casi sembrano essere presenti come: la spina dorsale diritta con la testa e le spalle lievemente curvate in avanti, uno sguardo evasivo abbassato, braccia irrigidite stese lungo il corpo, sguardo fisso nel vuoto, inibizione e/o ansia.
I primi sintomi, come un’eccessiva timidezza e il rifiuto di parlare presente solo in alcune situazioni, compaiono tra 1 e 3 anni di età anche se di fatto è possibile riconoscerlo in modo chiaro soltanto dopo i 5 anni di vita. Questa età coincide, infatti, con l’ingresso alla scuola elementare e in situazioni parallele, dove necessariamente è richiesto un uso corretto del linguaggio verbale. E’ proprio in questo periodo, però, che troppo spesso questo comportamento non-verbale si consolida diventando molto difficile da modificare. Infatti, dopo un iniziale periodo di accettazione delle modalità comunicative non-verbali utilizzate dal bambino, che vengono così rinforzate, di fronte al “silenzio ostinato”, la maggior parte del personale scolastico, reagisce con atteggiamenti poco rassicuranti e comprensivi, e che contribuiscono all’inibizione.
Secondo il DSM-IV, i criteri diagnostici per individuare un bambino selettivamente muto sono i seguenti:
1. Il bambino non parla in determinati luoghi, come la scuola o altre situazioni sociali.
2. Il bambino parla normalmente nelle situazioni in cui si trova a suo agio, come nella propria casa. (sebbene alcuni bambini possano essere muti in casa)
3. L'incapacità del bambino di parlare interferisce con la sua capacità di "funzionare" nel contesto scolastico e/o nelle situazioni sociali.
4. Il mutismo dura da almeno un mese.
5. Non sono presenti disturbi della comunicazione (come la balbuzie) e altri disturbi mentali (come autismo, schizofrenia, ritardo mentale).
Per quanto riguarda il trattamento, "poiché il mutismo elettivo è causato da diversi fattori psicologici in personalità differenti, non esiste un trattamento standard". (Reed -1963)
Un intervento esclusivamente logoterapico ha ricevuto una maggiore attenzione tra il 1940 e 1960, mentre l'approccio più recente ed efficace nella cura del Mutismo Selettivo è di tipo multimodale. Il trattamento è finalizzato a diminuire l'ansia, aumentare l'autostima e il senso di sicurezza nelle situazioni sociali, e dovrebbe essere impostato su una combinazione di:
1. Approccio comportamentale: per esempio, vengono usati rinforzi positivi (figurine, gettoni, punti...) per la verbalizzazione o per i tentativi di verbalizzazione. Un'altra strategia è la desensibilizzazione: il bambino viene portato dal genitore dentro la scuola quando ancora ci sono poche persone, affinché si "eserciti a parlare", poi, quando il bambino parla normalmente, verrà fatta entrare dentro l'aula l'insegnante e, gradualmente, gli altri bambini.
2. Play Therapy: terapisti qualificati usano l'arte della terapia basata sul gioco per far rilassare ed aprire il bambino.
3. Terapia Comportamentale Cognitiva: terapisti qualificati in questa terapia aiutano il bambino a modificare il suo atteggiamento aiutandolo a ri-indirizzare le sue paure ansiose e preoccupazioni in pensieri positivi.
4. Trattamento farmacologico: gli studi indicano chiaramente che il migliore approccio alla terapia è una combinazione di tecniche comportamentiste e trattamento farmacologico. Se il bambino non mostra miglioramenti con la sola terapia comportamentale, allora sono spesso usati farmaci come gli SSRI che si sono dimostrati molto efficaci nel trattamento dei disturbi ansiosi. Oltre agli SSRI, vi sono farmaci che agiscono su altri neurotrasmettitori, come noradrenalina e dopamina. La terapia farmacologica è adottata per ottenere il "primo passo". L'obiettivo è che, diminuendo l'ansia tramite l'uso di farmaci, si possano poi attuare le tecniche comportamentali più facilmente e con successo.
5. Autostima: i genitori devono elogiare il bambino per le sue qualità positive. Se ad esempio il bambino sa disegnare o costruire bene, mostrare i suoi lavori, farli "spiegare" da lui ai parenti o agli amici più cari con cui si sente a suo agio.
6. Socializzare frequentemente: incoraggiare il bambino alla socializzazione, senza costringerlo. È consigliabile favorire gli incontri con i compagni di scuola, poiché l'obiettivo è quello di aiutare il bambino a sentirsi più a suo agio proprio con i compagni affinché si verifichi la verbalizzazione.
7. Coinvolgere la scuola: gli insegnanti e il personale scolastico sono di estrema importanza nel processo di trattamento del Mutismo Selettivo. Gli insegnanti devono essere istruiti sul MS. All'inizio la non-verbalizzazione può essere accettata. In seguito, quando il bambino mostra dei progressi, l'insegnante dovrebbe essere coinvolta nel piano di trattamento, incoraggiando la verbalizzazione con delicatezza.
8. Coinvolgimento della famiglia: i membri familiari devono essere coinvolti nel processo di trattamento del bambino MS. Molto spesso sono necessari cambiamenti negli stili e nelle aspettative genitoriali per andare incontro alle necessità iniziali del bambino MS. Ricordarsi di non forzare mai il bambino a parlare, ciò non farebbe che aumentare la sua ansia. Fargli sentire che si è lì per lui. Passare del tempo con lui (soprattutto la sera, quando è lontana la pressione scolastica) e fargli raccontare le proprie sensazioni: permettergli di aprirsi, lo aiuta a rilasciare lo stress. E' di cruciale importanza per il bambino MS sentirsi accettato e compreso dai propri genitori.
Qui di seguito sono riportati alcuni dei luoghi comuni più diffusi sul Mutismo Selettivo:
- Il Mutismo Selettivo è molto raro.
I tentativi di studiare il tasso di prevalenza del mutismo selettivo hanno dato risultati che vanno da 0.08% (o 8 bambini su 10.000) a circa 0.1% (o 1 bambino su 1.000). Le variazioni possono essere dovute ai metodi di indagine adottati, all'età dei bambini nella popolazione campione, o ad un errato riconoscimento dei sintomi da parte dei genitori, dei medici e degli educatori. La mancanza di conoscenza del mutismo selettivo porta ad etichettare questi bambini come "solo timidi" o a far loro una diagnosi errata di autismo, così da far sembrare erroneamente basso il numero di casi riportati sul mutismo selettivo.
Anche se si accetta il tasso dello 0.1%, questa prevalenza non è così rara da precludere una ricerca più accurata. Altri disturbi infantili come la fibrosi cistica, la spina bifida e la distrofia muscolare si verificano con una frequenza simile, ma forse grazie ad una maggiore conoscenza da parte di un più vasto numero di persone, essi sono stati studiati in modo più adeguato.
- I bambini selettivamente muti sono tipicamente, gravemente ed emotivamente disturbati, di solito perché hanno subito un trauma, abbandono o violenza.
Questa teoria è spesso riscontrabile nei primi casi riportati, sebbene non venga fornita alcuna prova; invece, vi è apparentemente la supposizione che i bambini non mostrano eccessivo timore nell'interazione sociale a meno che le loro esperienze di vita non abbiano insegnato loro a reagire in quel modo. I recenti progressi nella comprensione del circuito neurobiologico dell'ansia, tuttavia, hanno dato ragione di credere che gli esseri umani sono equipaggiati per essere vigili al pericolo, e che in alcuni individui tali meccanismi sono eccessivamente sensibili. Così, per questi individui, normali eventi di vita fanno scattare reazioni ansiose in alcuni contesti. La paura di essere sospettati di violenza può impedire ad alcuni genitori di cercare aiuto per i loro figli. Mentre si può legittimamente temere che i bambini selettivamente muti non sarebbero in grado di dire se sono vittime di violenza, non vi è ragione di presumere che tale violenza si verifichi più spesso su questi bambini piuttosto che su tutti gli altri bambini.
- I bambini selettivamente muti usano il loro silenzio come una forma di aggressività passiva o di oppositività
L'oppositività appare all'occhio di chi osserva (o forse si dovrebbe dire, all'orecchio del frustrato ascoltatore), ma avere questa visione del mutismo implica una scelta consapevole di silenzio da parte del bambino selettivamente muto. Se il mutismo selettivo rappresenta una fobia del linguaggio, non sorprende che questi bambini sembrino resistere in modo ostinato ai tentativi di farli parlare, proprio come, per esempio, una persona che ha paura di volare non salirebbe spontaneamente a bordo di un aereo.
Inoltre, occorre ricordare che le lotte di potere tra adulti e bambini sono situazioni senza vincitore e l'unica strategia vincente è quella di evitarle. Ci si potrebbe chiedere chi sia più opposizionale, il bambino che ha paura di parlare oppure l'adulto che sostiene ostinatamente che il bambino debba parlare?
- Gli adulti che lavorano con bambini selettivamente muti dovrebbero sempre far sapere loro che ci si aspetta che parlino.
L'aspettativa di linguaggio fa scattare nei bambini selettivamente muti un'ansia grave e paralizzante. Invece di sostenere la nozione semplicistica secondo cui il mutismo finirà quando non verranno più usati i rinforzi (*) , gli insegnanti, i genitori e i terapisti devono capire che questi bambini hanno bisogno di interventi per ridurre l'ansia, così come devono essere istruiti a riconoscere e affrontare le loro ansie prima di stabilire per loro qualunque obiettivo inerente al linguaggio. Consentire ai bambini di comunicare non-verbalmente non prolunga il mutismo ma di fatto serve ad aumentare il livello di comfort del bambino (ad esempio soddisfare le necessità fondamentali del bambino non ancora in grado di parlare). Si dovrebbe notare che molti bambini muti non necessitano di motivazioni esterne per parlare: semplicemente hanno bisogno di atteggiamenti incoraggianti, di sostegno affinché possano scoprire che possono iniziare a parlare in situazioni dove precedentemente si sentivano paralizzati dall'ansia.
(*) I rinforzi sono incentivi a parlare. Adottati nell'approccio comportamentale, possono essere di tipo materiale (figurine, piccoli giochi, dolcetti) o consistere, per esempio, in punti su un grafico, una gita in un luogo speciale, l'uso del computer, ecc. Essi premiano i progressi o anche solo i tentativi del bambino di parlare.
- Il mutismo selettivo è una forma di autismo o rientra nello spettro autistico.
Sebbene il DSM-IV scarti in modo specifico una diagnosi di autismo, c'è apparentemente ancora molta confusione su questo punto. Il tratto più caratteristico del mutismo selettivo è ovviamente la selettività; sebbene i bambini autistici possano mostrare sintomi di mutismo, il comportamento non è variabile con la situazione, l'ambiente o le persone circostanti. Uno dei modi migliori per i medici di scartare una diagnosi di autismo è quello di osservare una videoregistrazione del bambino nell' ambiente in cui si sente a suo agio (di solito la propria casa). La maggioranza dei genitori sa che i bambini selettivamente muti sono molto loquaci e chiassosi a casa, e se i medici e gli insegnanti possono osservare il comportamento tramite la registrazione risulta evidente che il bambino non è autistico.
Un altro fattore che crea confusione è che i criteri del DSM-IV per il mutismo selettivo non elencano alcuni comportamenti associati, come un' espressione "vuota", il non guardare negli occhi e altre posture del corpo che si possono spesso notare quando i bambini selettivamente muti hanno un attacco d'ansia. E' possibile quindi che i medici che non hanno familiarità con questo disturbo, leggendo il DSM-IV, non riconoscano che questi comportamenti sono anche parte di ciò che molti ritengono sia la sindrome del mutismo selettivo.
Riferimenti alla traduzione dell’articolo originale "The Top Ten Myths about Selective Mutism" della D.ssa Christine Stanley.

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25/11/2011 Alessia Letizia


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